L’economia del mare: una filiera strategica per crescita e valore sui territori

La Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, tenutasi al 66° Salone Nautico Internazionale a Genova il 5 ottobre 2026, ha visto la partecipazione di rappresentanti del settore dell’Economia del Mare, tra cui Mario Zanetti, Piero Formenti, Massimo Caputi, Giovanni Acampora e Roberto Perocchio, con le conclusioni del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. L’evento ha messo in luce l’importanza strategica del turismo nautico e dell’economia del mare per la crescita del Paese, sottolineando la necessità di una politica industriale integrata e di investimenti mirati per sostenere il settore.

Un settore strategico per la crescita economica

L’economia del mare rappresenta una filiera chiave per la crescita e la redistribuzione del valore sui territori. Con un valore di 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL italiano, il settore coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti e 250mila imprese. L’effetto moltiplicatore del settore è significativo: per ogni euro prodotto direttamente, se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia. Il turismo nautico, in particolare, è considerato una leva strategica per distribuire i flussi turistici in tutta Italia e durante tutto l’anno.

La sfida non è soltanto portare più turisti sulle coste, ma creare più valore e distribuirlo sui territori. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario un approccio integrato che coinvolga porti, imprese e territori. L’America’s Cup è vista come un’occasione impagabile per il Paese, una grande vetrina internazionale che può contribuire a rafforzare la posizione dell’Italia nel settore. Inoltre, il turismo costiero e la crocieristica rappresentano leve strategiche: nel 2026 i porti italiani movimenteranno oltre 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi in 60 porti, generando circa 18 miliardi di euro di valore.

La politica industriale per il mare è un elemento chiave per sostenere questa crescita.

Un settore in crescita e con potenziale di sviluppo

Il turismo nautico si conferma uno dei comparti con maggiore capacità di generare valore lungo la filiera, con oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati. Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, la domanda di ormeggi stanziali cresce mediamente del 2,9%, mentre aumentano la presenza dei superyacht e il transito delle grandi unità internazionali, soprattutto legate al charter. Crescono anche rimessaggio, refitting, alaggio e varo, sostenuti dall’aumento della dimensione media delle imbarcazioni e dalla vivacità del mercato dell’usato.

Per il 2027 si prevede una stabilizzazione della domanda di ormeggi stanziali, ma una persistente vivacità dei transiti legati al charter e ai superyacht internazionali. Per consolidare questa crescita, è necessario l’aggiornamento della legge speciale per i porti turistici (Dpr 509/97) e la classificazione catastale in E1 delle strutture per la nautica. La Conferenza ha quindi rilanciato la necessità di sviluppare una vera politica industriale del mare, capace di costruire interconnessioni tra le diverse filiere, di mettere a sistema competenze, investimenti e infrastrutture e fare in modo che il valore generato dalle attività marittime rimanga sui territori.

La collaborazione tra istituzioni, imprese e associazioni è fondamentale per trasformare le sinergie in opportunità concrete.