Nel segmento dei flybridge attorno ai 20 metri, dove l’offerta è ampia e spesso omologata, il Cranchi Sessantadue 62 introduce una lettura più contemporanea del concetto di “yacht da crociera” senza rinunciare a ciò che rende credibile una barca in mare: architettura navale rigorosa, impianti ordinati, volumi realmente utilizzabili e un rapporto tra performance, autonomia e comfort che non vive di slogan.
La cifra del progetto è una parola che, in ingegneria, vale più di molte promesse: bilanciamento. Bilanciamento delle masse, delle superfici vetrate rispetto alla struttura, dei volumi tra interno ed esterno, del baricentro rispetto alle aspettative di un armatore che vuole un 62 piedi “facile” ma non banale. E soprattutto bilanciamento tra produzione industriale e percezione “custom” del prodotto finito, tema cruciale nel mercato luxury contemporaneo.

Profilo del cantiere: 150+ anni di continuità, con mentalità da manifattura avanzata
Origini e DNA costruttivo
Parlare di Cranchi significa attraversare un arco storico raro nella nautica da diporto: radici nel 1870, quando la costruzione era ancora legata al legno e alla barca “da lavoro”, e progressiva trasformazione in costruttore di serie ad alta competenza, capace di evolvere verso compositi e processi industriali moderni senza perdere la cultura del dettaglio. Il tratto distintivo è la continuità di visione: la barca non è un esercizio stilistico isolato, ma l’esito di un sistema produttivo, di una rete di fornitori, di un sapere impiantistico e di una filosofia orientata alla ripetibilità controllata.
Filosofia industriale: controllo di processo e qualità replicabile
In un mercato che associa spesso il “lusso” alla sola artigianalità, Cranchi sostiene un paradigma diverso: lusso come precisione industriale. Tradotto: tolleranze più stabili, impianti tracciabili, standardizzazione intelligente delle zone “critiche” (sala macchine, passaggi impiantistici, accessi di manutenzione) e possibilità di personalizzare con coerenza attraverso programmi di finitura e decor. È un approccio che tutela il valore nel tempo perché riduce le variabili che, negli anni, generano rumorosità, vibrazioni, infiltrazioni e manutenzioni invasive.
Test e validazione: il mare come laboratorio
Un aspetto spesso sottovalutato è la validazione in acqua. La cultura del test non è marketing: significa raccogliere dati su consumi, assetti, rumorosità e comportamento dinamico in condizioni ripetibili. È in questa cornice che si colloca l’attenzione Cranchi verso prove e messa a punto, con un’impostazione che privilegia il dato misurabile e la coerenza con l’uso reale di un flybridge di 20 metri: crociera, trasferimenti costieri, weekend lunghi, charter selettivo.

Architettura navale e dimensioni: numeri che spiegano il progetto
Geometrie principali e implicazioni sul comportamento
Il Sessantadue 62 si colloca nel cuore del segmento “owner-operated” di fascia alta con una lunghezza fuori tutto di 20,15 m (hull length 17,68 m) e una larghezza di riferimento di 5,16 m. Questa coppia di valori è determinante: consente di ottenere un flybridge dalle proporzioni importanti ma non eccessive, con volumi vivibili e stabilità trasversale adatta a sostenere superfici vetrate ampie senza penalizzare la struttura. La prua verticale, oltre a definire l’identità, contribuisce ad aumentare la lunghezza di galleggiamento percepita e a migliorare l’efficienza a parità di assetto.
Categoria di progetto e filosofia d’impiego
Il posizionamento è quello del flybridge planante destinato a crociere costiere evolute e trasferimenti rapidi: non una navetta dislocante, ma una barca che lavora in regime planante con margini di comfort, grazie a carena, distribuzione pesi e propulsione a pod. Il pescaggio dichiarato per il modello è nell’ordine di 1,40 m, coerente con un’imbarcazione che frequenta rade e marina mediterranei mantenendo comunque volumi tecnici e capacità serbatoi importanti.

Materiali e costruzione: composito come scelta ingegneristica, non come etichetta
Scafo e sovrastruttura: GRP ottimizzato per robustezza, peso e finitura
La piattaforma costruttiva è in vetroresina (GRP) per scafo e sovrastruttura, soluzione che nel 20 metri offre un equilibrio convincente tra rigidità, isolamento acustico e costi di ciclo. La qualità finale dipende dal processo: lay-up controllato, resine e tessuti coerenti con il carico strutturale, rinforzi nelle aree ad alta sollecitazione (attacchi propulsivi, longheroni, zone di impatto, basi attrezzature). In questo quadro, il valore non è “il materiale” in sé, ma la continuità di processo che consente di replicare prestazioni e finiture.
Vetri e aperture: luce naturale con disciplina strutturale
L’uso esteso di finestrature su salone e cabine incrementa la qualità percepita e la vivibilità, ma impone disciplina progettuale: irrigidimenti attorno ai vani, corretta ingegnerizzazione degli incollaggi, gestione della dilatazione termica, e soprattutto prevenzione di scricchiolii e vibrazioni. Sul Sessantadue 62 la sensazione è quella di un’impostazione “da grande serie premium”: i vetri ampliano lo spazio ma non lo indeboliscono, grazie a una struttura che resta protagonista anche quando non si vede.
Interni: finiture da design italiano con attenzione a manutenzione e durata
Nel luxury contemporaneo la sfida è far convivere superfici tattili, pelli e laccature con la vita reale a bordo. Qui l’approccio è pragmatico: materiali caldi, ma montati con logiche di accessibilità e con una lettura impiantistica che non costringe a smontare mezza barca per un intervento. Un flybridge di questa taglia deve restare “bello” anche dopo stagioni di uso intenso: il progetto si misura sulla resistenza all’invecchiamento, non sulla foto in fiera.

Design e firma progettuale: Christian Grande e la nuova grammatica Cranchi
Linee esterne: muscolarità controllata, senza eccessi
La mano di Christian Grande si riconosce nella capacità di costruire un’identità che non “urla”, ma si impone: superfici leggermente scolpite per catturare la luce, transizioni morbide, assenza di spigoli gratuiti. Il Sessantadue 62 riprende e scala in modo coerente il linguaggio introdotto sui flybridge maggiori, mantenendo proporzioni credibili per un 62 piedi: la barca appare grande, ma non ingombrante; elegante, ma non fragile.
Studio degli spazi: l’ergonomia come lusso vero
Il lusso oggi è anche fluidità d’uso. Il percorso tipico – pozzetto, salone, cucina, timoneria – è studiato per ridurre “collo di bottiglia” e per far convivere equipaggio familiare, ospiti e, quando presente, crew leggera. La barca non è pensata per essere guardata: è pensata per funzionare. La scelta di volumi generosi in aree chiave (zona living, cucina, passaggi laterali) fa la differenza soprattutto in charter, dove la barca deve restare ordinata e intuitiva anche con equipaggi diversi.
Motorizzazioni e propulsione: Volvo Penta IPS come architettura di sistema
Scelta tecnica: pod drive per efficienza, manovrabilità e riduzione vibrazioni
La piattaforma propulsiva ruota attorno ai Volvo Penta IPS, con configurazione fino a IPS 1350 (2 × D13, 1.000 hp ciascuno). Non è un dettaglio: l’IPS è un’architettura che influenza layout, insonorizzazione, dinamica e persino fruibilità in banchina. La spinta “in avanti” dei pod migliora l’efficienza rispetto a soluzioni tradizionali a linea d’asse, mentre joystick e sistemi integrati semplificano le manovre, trasformando un 20 metri in un oggetto più gestibile anche da un armatore esperto senza equipaggio fisso.

Trasmissione e integrazione: quando l’impianto diventa esperienza d’uso
In una barca moderna, la trasmissione non è più “solo” meccanica: è un ecosistema. L’integrazione tra propulsione, controllo manovra, assetto e, spesso, assistenza con telecamere, riduce lo stress operativo e aumenta la sicurezza in marina. Il vantaggio più concreto si misura nei dettagli: meno correzioni, meno strappi, risposta più progressiva, minore rischio di errori nei momenti critici (ormeggio con vento traverso, spazi stretti, correnti).
Sala macchine: accessibilità e manutenzione come parte del progetto
Un flybridge credibile si giudica anche da ciò che nasconde. La sala macchine deve offrire accessi sensati a filtri, prese a mare, sistemi ausiliari e componenti elettrici. Nel Sessantadue 62 l’approccio è da “barca fatta per essere usata”: ordine, percorsi impiantistici leggibili, spazi minimi di intervento che evitano manutenzioni punitive. È un elemento che incide direttamente sul costo di possesso e sul valore residuo.
Prestazioni, consumi e autonomia: i numeri che contano davvero
Velocità di crociera: il “range utile” per l’uso mediterraneo
Le prove strumentali e le rilevazioni divulgate in ambito test evidenziano una crociera confortevole nel corridoio 23–25 nodi con una punta attorno a 28,8 nodi in condizioni favorevoli. È un profilo prestazionale coerente con un flybridge di 20 metri che vuole offrire trasferimenti rapidi senza trasformarsi in un “bolide” energivoro: la barca privilegia l’efficienza e la compostezza, non la caccia al nodo.

Consumi e autonomia: interpretare il dato senza illusioni
Il dato più interessante non è la velocità massima, ma la relazione tra consumo e autonomia nel regime di crociera. Su piattaforme IPS ben progettate, il consumo specifico tende a stabilizzarsi in un intorno favorevole quando scafo, assetto e carico sono coerenti. Per il Sessantadue 62, i dati di prova indicano una crociera “alta” attorno ai 23 nodi con consumi totali nell’ordine di ~330 l/h e un’autonomia indicativa attorno a ~230 miglia; a 18 nodi si scende verso ~250 l/h con un’autonomia indicativa nell’ordine di ~240 miglia. Sono valori che, letti con realismo (carico, mare, antivegetativa, clima), restituiscono un quadro di efficienza coerente per la categoria.
Stabilità dinamica e assetto: perché “sembra più grande” in mare
La percezione di solidità nasce dalla somma di fattori: carena, distribuzione pesi, risposta del timone, interazione tra pod e assetto. Nei test in mare si riportano virate ampie e progressive e una sensazione di controllo “morbido”, indice di una taratura che non esaspera la reattività a scapito del comfort. In parole semplici: non è una barca nervosa; è una barca che filtra, e questo è un valore quando l’obiettivo è crociera reale, non dimostrazione.
Sistemi di bordo: elettronica, domotica e gestione nave
Navigazione e sensoristica: informazione chiara, carico cognitivo ridotto
La strumentazione di bordo, su barche di questa fascia, deve fare due cose: offrire informazioni ricche e al tempo stesso non distrarre. L’integrazione di display multifunzione, sistemi di controllo propulsione e supporti visivi (telecamere, assistenze in manovra) è un vantaggio pratico, soprattutto con equipaggi ridotti. L’obiettivo non è “avere più schermi”, ma rendere più semplice la conduzione, lasciando all’esperienza del comandante la decisione finale.

Assetto automatico: interceptors e controllo fine del planing
Su un planante di 20 metri l’assetto è un tema di efficienza e comfort. Soluzioni come interceptors e sistemi di trim automatico riducono la necessità di intervento manuale, compensano variazioni di carico e contribuiscono a mantenere la carena nel “punto buono” di rendimento. Il risultato si traduce in meno beccheggio, meno spruzzi, più comfort acustico e consumi più prevedibili.
Stabilizzazione: comfort a zero speed e in navigazione
La stabilizzazione è ormai una componente quasi imprescindibile nel luxury contemporaneo. Il Sessantadue 62 si presta all’adozione di soluzioni come pinne stabilizzatrici a zero speed e/o giroscopi a seconda dell’uso: rada prolungata, charter, oppure crociera con equipaggio familiare sensibile al rollio. È un upgrade che incide direttamente sulla “qualità percepita” a bordo, spesso più di un materiale pregiato.
Vita a bordo, comfort e layout: la barca come spazio abitato, non come salotto statico
Cabine: tre suite vere, con gerarchia chiara
Il layout tipico prevede tre cabine ospiti, con armatoriale a centro barca, VIP a prua e cabina ospiti con letti in piano; l’impostazione punta a offrire bagni fruibili e stivaggi reali, perché su 20 metri la differenza tra “sembra grande” e “è comoda” sta nei dettagli: altezza utile, passaggi attorno al letto, accesso agli armadi, illuminazione naturale e gestione dell’umidità in bagno. L’armatoriale, in particolare, beneficia della posizione centrale per riduzione di accelerazioni verticali e migliore comfort in navigazione.

Possibile cabina crew: charter e gestione senza sacrificare l’armatore
La richiesta di una crew cabin in questa categoria è in crescita: anche armatori privati gradiscono un supporto nei weekend lunghi, mentre nel charter una cabina equipaggio separata è spesso un requisito. Il Sessantadue 62 offre soluzioni che permettono di mantenere privacy e funzionalità, con accessi dedicati e servizi coerenti con un equipaggio leggero. È un elemento che amplia il target: dall’armatore “hands-on” al charter premium.
Spazi comuni: cucina e living come piattaforma sociale
La zona giorno è progettata per funzionare con la barca in movimento e in rada: sedute che non sono solo scenografiche, superfici d’appoggio, una cucina che dialoga con dining e pozzetto e una continuità interno/esterno che evita l’effetto “due barche in una”. La qualità della crociera nasce da queste scelte: quando il layout è naturale, l’equipaggio si muove meglio, la barca resta ordinata e l’esperienza è più rilassata.
Layout


Prova in mare e feedback tecnico: armonia dinamica e sicurezza percepita
Manovrabilità: joystick e risposta progressiva
In porto, la combinazione tra IPS e sistemi di controllo porta un vantaggio misurabile: precisione nelle manovre e riduzione del rischio operativo. In mare, la barca restituisce una sensazione di “armonia” nelle virate e nei cambi di rotta, con una conduzione morbida che invita alla crociera. Non è un’impostazione casuale: è il risultato di una taratura che punta a stabilità e leggibilità del comportamento, qualità essenziali per un armatore che vuole governare il mezzo senza stress.
Rumore e vibrazioni: il comfort come somma di micro-scelte
Il comfort acustico non dipende solo dall’insonorizzazione: incide la rigidità del pacchetto strutturale, l’allineamento e la qualità di montaggio degli impianti, la cura dei passaggi e la gestione delle risonanze. Un flybridge “premium” si riconosce perché non stanca: non costringe ad alzare la voce, non trasmette vibrazioni inutili, non genera quei piccoli fastidi che, a fine giornata, diventano motivo di insofferenza. Il Sessantadue 62 lavora in questa direzione, coerente con la sua ambizione di barca da crociera vera.

Innovazione e ricerca: sostenibilità pratica, non narrativa
Riduzione consumi ed emissioni: efficienza come prima forma di sostenibilità
Nel 20 metri, la sostenibilità più concreta oggi è l’efficienza: carena ottimizzata, assetto controllato, propulsione che mantiene buone rese ai regimi tipici di crociera. Soluzioni come pod drive e controllo automatico dell’assetto agiscono direttamente su questo obiettivo. La direzione del settore è chiara: non basta “parlare” di green; bisogna ridurre ore di motore per miglio, rumore, e stress meccanico.
Tecnologie di sicurezza: assistenza senza deresponsabilizzare
Telecamere, sensori, integrazione tra controllo propulsivo e strumenti di navigazione aumentano la sicurezza se progettati per supportare il comandante, non per sostituirlo. Il Sessantadue 62 si inserisce in questa tendenza con un’impostazione moderna: più informazioni utili, meno complessità gratuita. È una scelta che rende lo yacht più fruibile da una platea internazionale e aumenta l’attrattività nel mercato dell’usato, dove la “facilità” è diventata criterio di valore.

Mercato e concorrenza: dove si colloca, e perché ha senso
Segmento e prezzo: la fascia premium “razionale”
Il Sessantadue 62 si colloca nella fascia alta del flybridge di 20 metri, ma con una proposta che punta a essere competitiva sul valore complessivo: qualità costruttiva, layout contemporaneo, propulsione efficiente, gestione semplificata. È un posizionamento interessante perché intercetta armatori che cercano lusso misurabile (impianti, comfort, affidabilità) più che un lusso “decorativo”.
Competitor diretti: la partita si gioca su layout, volumi e manovrabilità
Nella stessa area di mercato operano modelli come Azimut Fly di taglia analoga, Ferretti e Princess in configurazioni comparabili, oltre a proposte ad alto contenuto di spazio come Absolute e alcune interpretazioni più “scenografiche” dell’area poppiera di altri costruttori. In questo scenario, Cranchi si distingue per tre elementi: equilibrio progettuale (nessuna zona sacrificata), impostazione industriale premium (che si traduce in coerenza di finitura) e propulsione IPS come leva di facilità d’uso per armatori senza equipaggio fisso.
Trend del settore: vetro, outdoor, stabilizzazione e “owner experience”
Le tendenze sono ormai consolidate: più superfici vetrate, più continuità interno/esterno, flybridge trasformato in vero ponte di vita, stabilizzazione sempre più richiesta e sistemi di manovra che riducono la barriera d’ingresso. Il Sessantadue 62 è pienamente dentro questo flusso, ma con un tratto personale: non estremizza. Preferisce essere convincente in tutte le condizioni, invece di essere straordinario in una sola.
Galleria iconografica





Risultati e riconoscimenti: quando il mercato e la giuria convergono
European Powerboat of the Year 2025: un segnale forte per il segmento
Il dato più rilevante, sul piano della reputazione, è il riconoscimento ricevuto: il Cranchi Sessantadue 62 è stato premiato come European Powerboat of the Year 2025 nella categoria Up to 24 m, con cerimonia avvenuta durante il Boot Düsseldorf (Flagship Night del 18 gennaio 2025). In un mercato dove la comunicazione è affollata, questo tipo di premio pesa perché arriva da una giuria tecnica e da un confronto serrato tra concorrenti diretti.
Scheda tecnica sintetica (configurazione di riferimento)
- Modello: Cranchi Sessantadue 62
- Tipologia: Flybridge planante
- Lunghezza fuori tutto (LOA): 20,15 m (20,23 m in alcune rilevazioni di test)
- Lunghezza scafo: 17,68 m
- Larghezza (Beam): 5,16 m
- Pescaggio: circa 1,40 m
- Dislocamento: circa 32.000 kg (valori superiori in assetto di prova/carico)
- Carburante: 3.300 l
- Acqua: 700 l
- Motori (opzione top): 2 × Volvo Penta D13 IPS 1350 (2 × 1.000 hp)
- Velocità massima: ~27–28,8 kn (condizioni e carico variabili)
- Crociera tipica: 18 kn (~250 l/h) / 23 kn (~330 l/h)
- Autonomia indicativa in crociera: ~230–240 nm (dato di prova, variabile)
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Prospettive future: cosa racconta il Sessantadue 62 del “prossimo” Cranchi
Questo modello è più di un nuovo 62 piedi: è una dichiarazione di direzione. Racconta un cantiere che intende presidiare la fascia alta con prodotti capaci di coniugare design italiano riconoscibile, impiantistica solida e un’idea di comfort che nasce dalla tecnica. Racconta anche una visione del luxury più matura: meno eccesso, più sostanza; meno “effetto fiera”, più uso reale.
Se il settore si muove verso barche sempre più efficienti, facili da gestire e costruite con processi controllati, il Sessantadue 62 è un esempio centrato: non prova a inventare un’astronave, ma a perfezionare il flybridge moderno nella sua forma più richiesta. E, per l’armatore, questo significa una cosa sola: più mare, meno complicazioni.



