Nel segmento dei 22 metri, dove spesso la scelta si polarizza tra flybridge plananti “da weekend lungo” e navette dislocanti “da rotta paziente”, il Pardo Endurance 72 (E72) si colloca con una proposta ingegneristicamente più sfumata e, proprio per questo, più interessante: una piattaforma semi-dislocante ottimizzata per IPS, capace di navigare con consumi controllati a velocità “intelligenti” (la famosa eco-speed), ma anche di accelerare in assetto più sostenuto quando il meteo, l’agenda o semplicemente il piacere di guida lo richiedono. L’obiettivo dichiarato è chiaro: massimizzare la vita a bordo senza sacrificare la qualità di navigazione, la silenziosità e la fruibilità degli spazi esterni, trasformando il 72 piedi in una barca “da restare”, non solo “da usare”.
Profilo del cantiere: Cantiere del Pardo e la nascita del linguaggio Pardo Yachts
Una cultura “performance & usability” trasferita dal mondo vela al motore
Cantiere del Pardo è un nome che, per decenni, ha significato vela ad alte prestazioni e costruzione industriale di qualità. La transizione verso il motore, con il brand Pardo Yachts, non è stata una semplice estensione di gamma: è stata una traslazione di metodo. La filosofia costruttiva del gruppo nasce da un equilibrio tipicamente italiano tra rigore tecnico (processi, laminazioni, serialità controllata) e sensibilità progettuale (proporzioni, superfici, cura della percezione). Questo DNA spiega perché molti Pardo risultino “semplici da capire” al primo sguardo: linee pulite, funzioni leggibili, e un’attenzione quasi velica alla fruizione in movimento.

Reputazione e posizionamento
Nel mercato luxury, la reputazione si costruisce su tre pilastri: qualità percepita (finiture e materiali), qualità misurabile (soluzioni tecniche, affidabilità impiantistica) e coerenza di prodotto (identità riconoscibile e valore residuo). Pardo ha consolidato rapidamente un’immagine di cantiere capace di offrire un “Made in Italy” contemporaneo: non barocco, ma razionale e sofisticato. L’E72, come ammiraglia Endurance, ambisce a dimostrare che questo linguaggio scala bene anche quando aumentano volumi, impianti e complessità.
Architettura navale e dimensioni: una piattaforma da 22 metri pensata per l’autonomia
Geometrie principali e implicazioni progettuali
Con lunghezza fuori tutto 22,00 m e baglio massimo 5,66 m, l’E72 lavora su proporzioni che privilegiano stabilità e volumi senza cadere nell’effetto “condominio galleggiante”. Il dislocamento intorno alle 50 t è coerente con un’impostazione semi-dislocante: sufficiente massa per comfort sul mosso e comportamento “maturo”, ma non così elevata da rendere inefficiente la transizione verso velocità più alte. Il pescaggio varia in funzione delle fonti e delle configurazioni: è indicato tra circa 1,5 e 1,7 m, una forchetta compatibile con l’integrazione dei pod IPS, la geometria del fondo e le condizioni di carico.

Carena ottimizzata per IPS: perché conta davvero
Quando si progetta intorno a un sistema pod drive IPS, la carena deve dialogare con tre esigenze: alimentazione fluida alle eliche controrotanti, riduzione delle turbolenze nella zona poppiera e controllo dell’assetto longitudinale alle varie velocità. La progettazione dell’E72 segue una logica di deadrise progressivo (angolo di diedro che si riduce verso poppa), con l’obiettivo di mantenere un comportamento morbido in prua sul mosso e, al contempo, una piattaforma stabile e “portante” nelle andature di crociera efficiente. In pratica: meno energia spesa in beccheggio e meno “sprechi” idrodinamici dove i pod hanno bisogno di acqua pulita.
Materiali e costruzione: composito, arredo nautico evoluto e personalizzazione controllata
Scafo e sovrastruttura: GRP come scelta di efficienza industriale
L’E72 adotta una costruzione in composito (GRP) tipica del segmento, scelta che, se eseguita con rigore, offre un ottimo rapporto tra robustezza, controllo del peso e ripetibilità qualitativa. In un 22 metri destinato a lunghe permanenze a bordo, ciò che fa la differenza non è solo il materiale in sé, ma la “catena” progettuale: strutture, irrigidimenti, isolamento acustico e vibrazionale, e la gestione delle masse impiantistiche. È qui che un cantiere strutturato può trasformare un progetto in un prodotto coerente nel tempo.
Interni: il lusso come ergonomia, non come ornamento
La firma degli interni è affidata a BurdissoCapponi Yachts & Design, con un lessico che combina superfici chiare, raggiature morbide e accostamenti materici calibrati: impiallacciature (teak/noce/rovere a seconda delle scelte), texture tecniche, piani di lavoro e dettagli dal tono contemporaneo. La qualità percepita, in questa impostazione, deriva dall’assenza di eccessi: giunzioni pulite, coerenza cromatica, e un’illuminazione studiata per stratificazione (ambient, task, accent) che riduce l’effetto “caverna” tipico di molte barche con grandi volumi.

Architettura degli spazi e layout: outdoor dominante, indoor luminoso, privacy ben gerarchizzata
Ponte principale: continuità tra pozzetto e salone
La cifra progettuale dell’E72 è la costruzione di un “campus” di vita esterna: pozzetto, plancetta e terrazze laterali lavorano come un unico grande ambiente. Le murate abbattibili ampliano drasticamente la superficie utile in rada, trasformando l’area poppiera in una vera lounge sull’acqua. È una scelta non solo scenografica: riduce la densità di persone per metro quadrato, migliora i flussi di movimento e, soprattutto, rende la barca più vivibile nelle lunghe soste, quando la crociera diventa residenza temporanea.

Fly “leggero”: più ombra, più aria, meno peso inutile
In alto, la logica non è quella del fly tradizionale iper-attrezzato e pesante. L’area superiore è concepita come ponte outdoor protetto, con superfici importanti (ordine di grandezza intorno a qualche decina di m²) e un T-top a lamelle/orientabili in alcune configurazioni, pensato per modulare ombreggiamento e ventilazione. Dal punto di vista navale, l’approccio è sensato: ogni chilogrammo in alto ha un costo in stabilità e comfort; alleggerire e razionalizzare il ponte superiore è una scelta che si traduce in rollio più controllato e in minori compromessi strutturali.
Ponte inferiore: due scale, due “mondi”
Una soluzione particolarmente intelligente è la doppia discesa verso il ponte inferiore, che separa i flussi e aumenta la privacy: una scala serve l’area armatoriale e VIP, l’altra le cabine ospiti a prua. In pratica, si evita che il traffico di bordo attraversi continuamente la zona più privata. Il layout standard più ricco prevede 4 cabine e 5 bagni; esiste anche una variante che sposta la cucina sottocoperta, privilegiando un ponte principale più “salotto” e riducendo a 3 cabine e 4 bagni, opzione interessante per armatori che vivono la barca come spazio sociale indoor/outdoor e non come “casa con molte camere”.


Motorizzazioni, propulsione e trasmissione: Volvo Penta IPS come architrave del progetto
Tre livelli di potenza: IPS 1050, 1200, 1350
La gamma propulsiva ruota attorno ai Volvo Penta D13 con trasmissione IPS, con tre step principali: IPS 1050 come configurazione standard e IPS 1200 / IPS 1350 come opzioni. Questa modularità è strategica perché consente di “tarare” la barca sull’uso reale: chi privilegia autonomia e comfort può restare su potenze più contenute; chi vuole una risposta più brillante e un margine superiore alle alte velocità sceglie i pod maggiorati.
Manovrabilità e carico di lavoro: l’IPS come moltiplicatore di esperienza
Dal punto di vista operativo, l’IPS incide su due fattori che contano moltissimo nel luxury contemporaneo: semplificazione delle manovre e riduzione dello stress in porto. Joystick, integrazione elettronica e risposta immediata dei pod rendono credibile l’uso anche con equipaggio ridotto, e aumentano la fruibilità dell’imbarcazione per armatori-owner driver. In un 72 piedi, questa è una leva commerciale importante: la barca non deve essere “solo da comandante”, ma anche da armatore presente.
Prestazioni, consumi e autonomia: la logica dell’eco-speed e il concetto di “range utile”
L’eco-speed come punto di progetto (non come slogan)
Il dato più significativo non è la velocità massima, ma la definizione di una andatura ottimale in cui consumi e comfort si allineano. Con la configurazione più potente, alcune prove e analisi di settore indicano un punto di efficienza attorno a 12 nodi, con un consumo complessivo nell’ordine di 80 l/h per entrambi i motori, equivalente a circa 6,6 l per miglio. Rapportato a una capacità carburante di circa 6.000 litri, ciò si traduce in autonomie che possono avvicinare 900 miglia nautiche in condizioni favorevoli e con gestione attenta dei carichi. Questa è la vera identità Endurance: non “slow boat”, ma smart boat.

Velocità massima e crociere più veloci
Quando si spinge la manetta, l’E72 può arrivare intorno a 26 nodi con le motorizzazioni più energiche. In crociera sostenuta, tipicamente tra 18 e 20 nodi, il range utile si riduce (ordine di grandezza di alcune centinaia di miglia, indicativamente ~400 nm in molte condizioni), ma resta la possibilità di scegliere: è qui che il progetto si differenzia dalle navette pure, che non “premiano” l’accelerazione, e dai plananti puri, che non “premiano” la parsimonia a velocità intermedie.
Sistemi di bordo: elettronica, domotica, stabilizzazione e infrastruttura impiantistica
Integrazione di navigazione e controllo
In questa taglia, il valore non è avere “tanta elettronica”, ma avere elettronica integrata: autopilota, radar, sensori meteo, cartografia, AIS, gestione energetica e monitoraggio serbatoi devono dialogare in un ecosistema coerente. L’E72, coerentemente con un’impostazione long-range, privilegia la leggibilità dei dati di bordo e la gestione delle utenze, perché l’autonomia non è solo carburante: è anche energia elettrica, climatizzazione, acqua, e capacità di gestire il comfort senza dipendere continuamente dalla banchina.

Stabilizzazione e comfort dinamico
Molti esemplari e configurazioni prevedono stabilizzazione giroscopica (soluzioni tipo gyro stabilizer), particolarmente efficace in rada e a basse velocità, dove il rollio è la principale fonte di affaticamento. Su una barca pensata per “stare fuori” a lungo, questo elemento non è un optional glamour: è un componente che cambia la qualità della vita a bordo, soprattutto per famiglie e ospiti non abituati al mare.
Vita a bordo: cabine, spazi comuni e la qualità del “tempo lungo”
Cucina: galley-up vs galley-down, due filosofie d’uso
La possibilità di scegliere tra cucina sul ponte principale (galley-up) o sottocoperta (galley-down) è più rilevante di quanto sembri. La galley-up favorisce la convivialità, l’uso “Mediterraneo” e il servizio diretto verso pozzetto e terrazze, riducendo i tragitti con piatti e vassoi. La galley-down, invece, libera il main deck per un’impostazione più lounge e più “salone”, ideale per armatori che desiderano un ponte principale quasi da loft, con la cucina come “backstage” operativo.
Suite armatoriale e ospitalità: volumi ben spesi
La suite armatoriale, posizionata per sfruttare il baglio massimo, è il perno della vivibilità: superfici utili generose, luce naturale e un bagno en-suite dimensionato come “stanza”, non come servizio. La cabina VIP e le cabine ospiti completano un impianto ricettivo coerente con charter di lusso e grandi famiglie, mentre la presenza di un’eventuale cabina crew/extra aumenta la flessibilità operativa. La differenza, qui, la fanno le scelte micro-ergonomiche: spazi di stivaggio credibili, altezze utili, passaggi attorno ai letti, e bagni con docce realmente usabili.

Prestazioni in navigazione: comportamento, silenziosità e feedback “da perito”
Stabilità, risposta al mare e percezione di solidità
L’insieme di carena ottimizzata, dislocamento equilibrato e distribuzione dei pesi tende a restituire una navigazione solida e composta, con un’attenzione specifica alla riduzione di rumori e vibrazioni alle andature di crociera economica. L’IPS contribuisce con una spinta più “ordinata” e con una gestione dell’assetto spesso più pulita rispetto a soluzioni tradizionali, ma la vera differenza la fa l’isolamento: paratie, materiali fonoassorbenti e qualità delle installazioni. In un long-range moderno, il comfort non è solo divani e climatizzazione: è fatica ridotta dopo ore di mare.

Scheda tecnica sintetica
- Modello: Pardo Endurance 72 (E72)
- Lunghezza f.t.: 22,00 m
- Baglio massimo: 5,66 m
- Dislocamento: circa 50 t
- Pescaggio: indicato tra ~1,5 e ~1,7 m (in funzione di configurazione/carico)
- Carburante: circa 6.000 l
- Acqua: circa 1.200 l
- Motori: 2× Volvo Penta D13 con IPS (IPS 1050 standard; IPS 1200 / IPS 1350 optional)
- Velocità massima: ~26 kn (con motorizzazioni superiori)
- Crociera efficiente: area ~12 kn (eco-speed), consumi indicativi complessivi ~80 l/h (configurazione potente, condizioni favorevoli)
- Autonomia: fino a ~900 nm in eco-speed; fino a ~1.000 nm a velocità molto contenute (scenario di navigazione economica)
- Layout: 4 cabine / 5 bagni (galley-up) oppure 3 cabine / 4 bagni (galley-down)
Mercato, concorrenza e trend: dove si colloca davvero l’E72
Segmento e prezzo: premium “funzionale”
L’E72 presidia un segmento premium dove il cliente cerca immagine, sostanza e facilità d’uso. Le richieste del mercato attuale premiano barche che offrono: autonomie reali a velocità intermedie, grandi superfici outdoor, continuità dentro/fuori e gestione semplificata. Sul piano economico, le quotazioni variano sensibilmente con allestimento e dotazioni, ma nel mercato europeo si osservano richieste per unità nuove nell’ordine di circa 5 milioni di euro (con oscillazioni rilevanti). In altre parole: è un prodotto per armatori privati evoluti e per charter di fascia alta che vogliono un 22 metri riconoscibile e con contenuti tecnici credibili.
Competitor diretti: differenze di filosofia prima ancora che di numeri
Nel confronto, i nomi più pertinenti sono quelli che competono su 22–23 metri con vocazione crociera, volumi importanti e immagine forte:
Azimut Magellano (fascia 60–70) tende a privilegiare la narrativa explorer/fast displacement, spesso con un’impostazione più “navetta” e con soluzioni di coperta pensate per l’andar per mare con passo regolare. L’E72, invece, spinge sull’outdoor trasformabile (terrazze) e su una fruizione più “Mediterranea” del ponte principale.
Absolute Navetta 70 gioca molto sulla volumetria e sull’abitabilità, con una filosofia da navetta di famiglia. L’E72 risponde con un design più identitario e con un’impostazione propulsiva/efficienza che punta a una crociera intelligente e a una manovrabilità molto assistita.
Ferretti 720 / Princess F70 (flybridge plananti) offrono spesso velocità di crociera più elevate come cifra principale. L’E72, al contrario, propone la versatilità: non rinuncia alla velocità, ma costruisce il proprio valore sul binomio range + vivibilità.
Risultati, visibilità e riconoscimenti: fiere e shortlist internazionali
La traiettoria pubblica del modello è coerente con un’ammiraglia: presentazioni in contesti internazionali e una forte esposizione mediatica. L’E72 è stato mostrato e raccontato come “flagship” Endurance, con attenzione particolare ai temi di autonomia e comfort. Inoltre, la presenza in shortlist e candidature di premi del settore (categorie flybridge oltre i 55 piedi) rafforza la percezione di un prodotto che non vuole essere solo “bello”, ma anche competitivo sul piano progettuale e del value-for-client.
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Prospettive future: predisposizione ibrida e un’idea di sostenibilità concreta
Il punto più interessante, guardando avanti, è la dichiarata predisposizione per soluzioni ibride. Nel breve termine, “ibrido” nel segmento 22 metri significa soprattutto tre cose: (1) ridurre rumore e vibrazioni in rada e in manovra, (2) ottimizzare la gestione energetica delle utenze hotel, (3) creare finestre operative a basse emissioni in aree sensibili. Non è ancora una rivoluzione, ma è una direzione: e l’E72, con la sua filosofia eco-speed e con la centralità dell’efficienza, appare un candidato naturale a integrare progressivamente queste tecnologie senza snaturarsi.
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Conclusioni: per chi è davvero il Pardo E72
Il Pardo Endurance 72 è una risposta moderna a una domanda diventata centrale nel luxury: “posso avere una barca che sia casa, terrazza sul mare e mezzo di trasferimento efficiente, senza dover scegliere un solo ruolo?”. Dal punto di vista tecnico, convince l’idea di progetto: carena pensata per IPS, andature efficienti misurabili, autonomia credibile con 6.000 litri, e una costruzione che punta a solidità e comfort acustico. Dal punto di vista dell’abitare, convince la strategia: outdoor ampliato (terrazze, plancetta, garage tender) e indoor luminoso con layout flessibile.
È il modello adatto a armatori privati che desiderano navigare davvero (non solo spostarsi tra due beach club), ma con un’estetica contemporanea e una gestione semplificata; è interessante per il charter di lusso che vuole spazi “instagrammabili” senza rinunciare a comfort e autonomia; ed è significativo per il cantiere perché sintetizza una direzione: la nautica premium non sarà solo più grande o più veloce, ma più efficiente, più vivibile e più intelligente nel modo in cui usa energia, volumi e tempo a bordo.



