L’Eastbay 60 rappresenta uno dei passaggi più interessanti nell’evoluzione recente della nautica di lusso: non è soltanto un modello di 20,74 metri inserito nel segmento dei grandi express cruiser con forte identità stilistica, ma un progetto che prova a conciliare tre esigenze spesso in tensione fra loro, cioè efficienza idrodinamica, prestazioni elevate e abitabilità da long weekender evoluto. Nel caso del Grand Banks Eastbay 60, questa sintesi non nasce da un esercizio estetico, bensì da un preciso metodo industriale e progettuale del cantiere, fondato sulla tecnologia proprietaria V-WARP, sull’uso esteso di materiali compositi avanzati e su una lettura molto moderna del tema Downeast.
Il risultato è un’imbarcazione che, pur richiamando l’archetipo del commuter del New England per proporzioni, tuga filante e rapporto visivo fra coperta e finestrature, si colloca in una fascia assai più sofisticata rispetto ai classici open veloci di impostazione mediterranea. L’Eastbay 60 non cerca l’effetto scenico fine a sé stesso: lavora invece sulla qualità della carena, sulla riduzione del peso strutturale, sulla continuità spaziale interno-esterno e su un’impostazione d’uso adatta sia all’armatore privato esperto sia a una clientela che desidera una barca gestibile, raffinata e coerente anche in navigazioni lunghe.

Il cantiere: storia, filosofia costruttiva e reputazione di mercato
Per comprendere davvero l’Eastbay 60 bisogna partire da Grand Banks. Il marchio nasce dalla tradizione della crociera d’altura e, sin dagli anni Sessanta, si lega all’idea di barche marine, solide e progettate per una vita a bordo autentica. Il primo Grand Banks 36 varato nel 1965 ha costruito un’immagine di affidabilità e seakeeping che ancora oggi costituisce un capitale reputazionale enorme nel mercato internazionale. Negli anni recenti il marchio ha saputo però evitare il rischio dell’autocitazione nostalgica, aggiornando la propria architettura tecnica senza rinnegare il linguaggio formale che lo ha reso celebre.
La fase contemporanea del cantiere è profondamente segnata dalla leadership di Mark Richards, ocean racer e costruttore con una visione fortemente ingegneristica del prodotto. Sotto questa guida, Grand Banks ha introdotto una cultura progettuale che mette al centro l’efficienza, il bilanciamento dei pesi, la precisione dei processi di infusione e l’integrazione fra carena, sovrastruttura e arredi strutturali. È qui che si colloca la differenza rispetto a molti concorrenti: la barca non viene pensata come somma di stile, interni e motori, ma come sistema unificato in cui ogni chilogrammo e ogni volume hanno effetti diretti su assetto, consumi e comfort dinamico.
La reputazione di Grand Banks, oggi, si fonda quindi su due pilastri complementari. Da un lato resta il valore del marchio storico nel mondo della crociera di qualità; dall’altro, il gruppo sta investendo in modo importante nella manifattura composita avanzata, come dimostra l’apertura nel 2025 di un nuovo impianto dedicato alla costruzione in materiali compositi, con processi verticalmente integrati, tecniche di infusione di resina ottimizzate e forte impiego del carbonio. Questa scelta industriale non ha soltanto una valenza produttiva: indica chiaramente la volontà del cantiere di presidiare il segmento premium con barche sempre più leggere, rigide, efficienti e sostenibili.

Scheda tecnica sintetica
- Lunghezza fuori tutto: 20,74 m
- Lunghezza al ponte: 18,55 m
- Baglio massimo: 5,8 m
- Dislocamento: 27.000 kg
- Carburante: 5.800 l
- Acqua: 1.100 l
- Pescaggio: 1,14 m con IPS / 1,24 m con linee d’asse
- Motorizzazione standard: 2 x Volvo IPS 950S da 725 hp
- Motori opzionali: 2 x Volvo D13 linee d’asse da 1.000 hp oppure 2 x Volvo IPS 1200S da 900 hp
- Velocità massima dichiarata: da 30 a 34 nodi secondo configurazione
- Velocità di crociera dichiarata: da 25 a 29 nodi
- Autonomia dichiarata: da 790 a 863 miglia nautiche a 21 nodi
Le misure ufficiali e i dati prestazionali comunicano con immediatezza il carattere del progetto: non siamo davanti a un’imbarcazione pensata per la semplice uscita giornaliera, ma a una piattaforma che unisce il passo di un fast cruiser con una riserva di carburante tipica di un mezzo orientato alla crociera vera.
Dimensioni, architettura navale e logica di carena
Proporzioni esterne e sfruttamento del baglio
Con 20,74 metri di lunghezza e 5,8 metri di baglio, l’Eastbay 60 si colloca in un punto di equilibrio molto interessante. Il rapporto fra lunghezza e larghezza gli consente infatti di offrire un’impronta interna generosa senza cadere nell’eccesso volumetrico che appesantisce visivamente e dinamicamente molti yacht contemporanei della stessa fascia. Il baglio è ampio, ma non ipertrofico; la sovrastruttura resta tesa, filante, ordinata.

V-WARP e comportamento idrodinamico
Il cuore dell’architettura navale è la piattaforma V-WARP, che Grand Banks descrive come una sintesi fra forma di carena, materiali superiori e tecniche costruttive di precisione. Dal punto di vista tecnico, la promessa è chiara: ridurre la resistenza all’avanzamento, migliorare portanza e stabilità e mantenere un angolo di corsa costante intorno ai cinque gradi, evitando i vistosi cambi di assetto tipici di molte plananti tradizionali. Questo significa minore spreco energetico in accelerazione, scia meno dissipativa e una navigazione più composta sul formato onda medio.
Una delle osservazioni più interessanti emerse nella comunicazione tecnica del gruppo riguarda proprio l’attenzione dedicata alla forma dell’onda di poppa: secondo Richards, una scia troppo energica segnala energia dispersa. È un principio semplice, ma molto rivelatore, perché mostra quanto il progetto EB60 sia stato impostato non sulla ricerca della sola velocità massima, bensì sull’efficienza a velocità di utilizzo reale, cioè nell’intervallo in cui l’armatore trascorre davvero la maggior parte delle ore di navigazione.
Materiali di costruzione: scafo, sovrastruttura e interni
Grand Banks utilizza per l’Eastbay 60 una costruzione resin-infused con rapporto controllato fra resina, E-glass unidirezionale e multiassiale, integrata a una struttura in fibra di carbonio per coperta, sovrastruttura e componenti chiave del pacchetto strutturale. La finalità è duplice: aumentare la rigidezza e abbassare il baricentro. Sul piano dinamico, ciò si traduce in reazioni più pulite, minori inerzie verticali e una migliore qualità del passaggio sull’onda. Sul piano energetico, meno peso significa meno potenza necessaria a parità di prestazione.

Questa scelta tecnica influenza direttamente anche la percezione di bordo. Una struttura più rigida tende a generare meno vibrazioni parassite e a preservare nel tempo la qualità del fit & finish, aspetto importantissimo su una barca in cui l’artigianalità degli interni è parte integrante del valore. All’interno, la finitura in teak satinato selezionato e accoppiato con attenzione alle venature restituisce quel senso di calore che il marchio considera irrinunciabile, ma senza ricadere in un classicismo pesante. Il lessico è quello di un lusso sobrio, ben costruito, più vicino alla cultura yacht americana di alto livello che all’ostentazione di certo sportcruiser mediterraneo.
Motorizzazioni, trasmissioni e profilo prestazionale
Tre configurazioni, tre personalità operative
L’Eastbay 60 è proposto con una configurazione standard da 2 x Volvo IPS 950S da 725 hp, capace di 30 nodi di punta, 25 nodi di crociera e 844 miglia nautiche di autonomia a 21 nodi con consumo dichiarato di 38 galloni/ora. A questa si aggiungono due opzioni: 2 x Volvo D13 su linee d’asse da 1.000 hp, che portano la velocità massima a 34 nodi, la crociera a 29 e l’autonomia a 863 miglia a 21 nodi con 37 galloni/ora; oppure 2 x Volvo IPS 1200S da 900 hp, con 33 nodi di massima, 28 di crociera e 790 miglia di range alla stessa andatura di riferimento.
È una gamma particolarmente intelligente perché non obbliga il cliente a un solo paradigma. L’armatore che privilegia manovrabilità, facilità di gestione, joystick e logica owner-operator troverà nell’IPS una soluzione coerente. Chi invece preferisce una meccanica più tradizionale e un rapporto diretto con la trasmissione potrà guardare con interesse alla versione a linee d’asse, che sulla carta è anche la più veloce e la più efficiente nel dato di autonomia dichiarata a 21 nodi.

Consumi e autonomia: il vero argomento tecnico del progetto
Il dato forse più rilevante, in prospettiva ingegneristica, non è la velocità di punta, bensì il rapporto fra velocità, consumo e range. Viaggiare nell’intorno delle 800-860 miglia nautiche a 21 nodi su una barca di queste dimensioni colloca l’EB60 in un territorio molto competitivo. Significa poter pianificare trasferimenti costieri lunghi, crociere interregionali e stagioni itineranti con un numero inferiore di soste carburante, mantenendo però velocità operative che restano pienamente contemporanee. È qui che il discorso Grand Banks sull’efficienza smette di essere slogan e diventa proposizione concreta di valore.
Sistemi di bordo, elettronica e gestione nave
Il cantiere, nella documentazione pubblica del modello, insiste più sulla filosofia costruttiva e sul pacchetto propulsivo che sul dettaglio dei singoli brand di elettronica. Questo è tipico delle barche premium fortemente personalizzabili. Ciò che emerge con chiarezza, però, è l’impostazione di un posto di comando contemporaneo, basato su controllo integrato della propulsione, grandi superfici vetrate, visibilità panoramica e, nelle versioni IPS, accesso a logiche di manovra avanzata come joystick e Dynamic Positioning System sulle unità equipaggiate in tal modo. Un esemplare del 2023 proposto sul mercato secondario riportava proprio Volvo IPS 1200 con DPS e una seconda docking station in pozzetto, elementi che confermano la vocazione del modello a una gestione semplice anche in equipaggio ridotto.

Sul piano della domotica e dell’integrazione di bordo, l’Eastbay 60 appartiene chiaramente a quella generazione di yacht in cui climatizzazione, entertainment, illuminazione e monitoring convivono in un ecosistema centralizzato e configurabile. È corretto però precisare che molto dipende dalla specifica di allestimento scelta dall’armatore. Il valore dell’EB60 non sta tanto nell’effetto gadget, quanto nella capacità di fondere tecnologia di controllo e semplicità d’uso in un contesto di navigazione reale.
Design, studio degli spazi e layout
Firme stilistiche e lettura estetica
Formalmente, l’Eastbay 60 è una riuscita reinterpretazione del lessico Downeast. La prua lunga, la tuga fluida, il profilo basso e teso, le finestrature ampie ma ben ordinate e l’assenza di gesti stilistici gratuiti producono un’immagine estremamente elegante. Non c’è la teatralità aggressiva di certi coupé mediterranei, né la massa visiva di alcuni crossover. L’impressione dominante è quella di una barca molto pulita, adulta, misurata, pensata per invecchiare bene.
Interni e varianti distributive
Uno dei punti forti del progetto è la flessibilità del layout. Grand Banks prevede configurazioni con galley up o galley down, oltre a soluzioni che portano il numero di cabine fino a tre, in alcuni materiali di presentazione anche quattro, con ospitalità per sei persone. Nella lettura più convincente, il layout con cucina rialzata a poppa valorizza la relazione fra pozzetto e salone, soprattutto grazie alla grande apertura vetrata e alle finestrature elettriche, generando una continuità spaziale molto efficace per l’uso sociale della barca. La cambusa inferiore, invece, libera ulteriore superficie conviviale sul main deck e avvicina l’EB60 a una logica da crociera più classica.

La master suite full-beam a prua è uno degli argomenti più forti della barca: il letto walkaround king-size, il bagno en suite e il volume di stivaggio la rendono una cabina da vero armatore, non un semplice compromesso imposto dal profilo esterno. La VIP e la terza cabina completano un insieme coerente per famiglia o coppie ospiti. Da quanto emerge dalle immagini e dalle descrizioni disponibili, il progetto ha lavorato bene soprattutto su luminosità, altezza percepita e distribuzione dei flussi, evitando i corridoi sacrificati e i nodi di circolazione scomodi che spesso penalizzano gli express di questa taglia.
Layout

Innovazione, sostenibilità e sicurezza
L’innovazione dell’Eastbay 60 non passa da soluzioni ibride o full electric, che al momento non risultano centrali nell’offerta del modello, ma da una strategia più strutturale: meno peso, meno drag, meno consumo, meno emissioni per miglio percorso. La sostenibilità, in questa visione, viene affrontata anzitutto riducendo l’energia necessaria a muovere la barca e migliorando i processi industriali di costruzione. È una posizione tecnologicamente seria, perché in questo segmento la riduzione dei carichi e l’efficienza di carena hanno oggi un impatto più immediato di molte soluzioni “green” ancora immature sul piano applicativo.
Quanto alla sicurezza, Grand Banks sottolinea l’uso di bulkhead resistenti, sistemi meccanici failsafe, baricentro basso e appigli sicuri per muoversi in condizioni difficili. Sono elementi meno appariscenti di un grande schermo al ponte, ma decisivi nella qualità di una barca destinata a navigare davvero. In questo senso l’Eastbay 60 si colloca più vicino alla cultura del performance cruising che a quella del day boating di lusso.
Vita a bordo e comfort reale
La vita a bordo è uno dei terreni in cui l’EB60 mostra la maggiore maturità. Le superfici vetrate elettriche, il salone luminoso, il grande pozzetto integrato e la disponibilità di tre cabine fanno capire che non si tratta di una semplice barca “da apparizione”. È, piuttosto, un mezzo pensato per permanenze prolungate, con una scala di comfort che regge il confronto con modelli più voluminosi. Anche la scelta di materiali caldi e lavorazioni accurate contribuisce a creare quell’atmosfera di bordo che, nei progetti migliori, non ha bisogno di ostentazione per risultare lussuosa.

Molto importante anche la percezione ergonomica: le immagini ufficiali e le descrizioni degli ambienti mostrano passaggi leggibili, sedute ben orientate rispetto alla vista esterna e una forte attenzione alla fruibilità dei punti chiave della barca, dal pozzetto alla cucina, dalla timoneria al living. In termini di architettura d’interni, l’Eastbay 60 convince proprio perché non sacrifica l’uso quotidiano a favore del colpo d’occhio.
Prestazioni in navigazione e feedback di mercato
Le prove e le testimonianze raccolte attorno al mondo Grand Banks convergono su alcuni temi ricorrenti: morbidezza sull’onda, efficienza sorprendente e sensazione di sicurezza. Sebbene molte testimonianze pubbliche riguardino la gamma Grand Banks 60 e non esclusivamente l’Eastbay 60, il fatto che questi modelli condividano filosofia costruttiva e piattaforma tecnica rende il dato comunque significativo. Il marchio insiste inoltre su una navigazione composta e su una riduzione dell’energia sprecata nella scia, che dovrebbe tradursi in una corsa più pulita e meno affaticante.
Nel mercato reale, inoltre, l’interesse per il modello è confermato sia dalla permanenza in produzione sia dalla presenza di unità recenti sul brokerage in fascia alta, con richieste che nell’usato quasi nuovo possono collocarsi intorno ai 3,5 milioni di dollari a seconda di anno, motorizzazione e dotazioni. Questo dato non sostituisce il listino di cantiere, ma aiuta a leggere il posizionamento: siamo in una zona premium molto selettiva, dove il valore non è determinato solo dalla taglia, bensì dalla qualità costruttiva, dall’efficienza e dall’identità di marca.

Mercato, concorrenza e clientela target
Posizionamento
L’Eastbay 60 presidia un segmento particolare: quello dei grandi cruiser sportivi di lusso con forte identità stilistica e reale attitudine alla crociera. Non compete frontalmente con i flybridge puri, né con gli open mediterranei più radicali. Si rivolge piuttosto a chi cerca una barca iconica, raffinata, veloce quanto basta, ma soprattutto efficiente e credibile in navigazione. Il target ideale è composto da armatori privati con esperienza, coppie owner-operator, famiglie alto-spendenti e, in misura più selettiva, programmi charter boutique in aree costiere di pregio dove il fascino del design Downeast costituisce un plus commerciale.
Competitor diretti
Fra i rivali più logici figurano il Pardo GT65, lo Zeelander 7 e, per prossimità industriale e filosofica, il Palm Beach GT60. Il Pardo GT65, lungo 20,14 metri con baglio di 5,56 metri, punta su una formula crossover più mediterranea, sviluppata con Zuccheri Yacht Design e Nauta, con grande attenzione alla relazione interno-esterno e a un design più assertivo. Lo Zeelander 7, prodotto in Olanda in quantità limitate, gioca la carta di un lusso quasi sartoriale, del silenzio di marcia e di una costruzione molto esclusiva. Il Palm Beach GT60, invece, condivide con Grand Banks una forte cultura dell’efficienza e mostra numeri impressionanti, arrivando a 40 nodi di punta e 622 miglia a 21 nodi con consumi dichiarati molto bassi.
Dove l’Eastbay 60 si distingue? Anzitutto nella coerenza complessiva del pacchetto. Il Pardo è più mediterraneo e mondano; lo Zeelander è più emozionale e superyacht-oriented nella percezione; il Palm Beach GT60 è forse il cugino tecnicamente più vicino, ma con un linguaggio più sportivo e meno “classic commuter”. L’Eastbay 60 resta forse il miglior punto di incontro fra eleganza senza tempo, crociera seria, semplicità d’uso e nobiltà tecnica della costruzione.
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Visibilità internazionale, risultati e prospettive future
Sul piano della presenza pubblica, il 2025 ha segnato per l’Eastbay 60 un passaggio importante con il debutto del modello al Sanctuary Cove International Boat Show, evento che ha dato visibilità alla gamma e ha confermato la volontà del gruppo di rafforzare la linea Eastbay come famiglia autonoma e ben riconoscibile all’interno dell’universo Grand Banks. Più che su premi formalizzati, in questa fase il modello sembra costruire il proprio peso specifico sulla forza del marchio, sulla risposta del mercato e sulla continuità industriale del gruppo.
Le prospettive future appaiono coerenti con la direzione generale del cantiere: maggiore integrazione industriale, ulteriore sviluppo dei compositi, perfezionamento dell’efficienza e crescita della capacità produttiva per yacht più grandi e sofisticati. In questo quadro, l’Eastbay 60 non è soltanto il flagship attuale della serie Downeaster; è anche il manifesto di un’idea di nautica in cui tradizione estetica e ingegneria contemporanea non si contraddicono, ma si rafforzano a vicenda.
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Conclusioni
Il Grand Banks Eastbay 60 è una barca riuscita perché non promette tutto a tutti. Ha una personalità precisa, una filosofia tecnica riconoscibile e un posizionamento limpido. Piacerà a chi sa leggere la differenza fra una barca bella da vedere e una barca ben progettata; fra un cruiser di moda e un progetto destinato a durare. Le sue qualità migliori non sono solo nelle linee o nella qualità degli interni, ma nella relazione molto rara fra leggerezza strutturale, efficienza di carena, velocità di crociera sostenibile e comfort d’uso.
In un mercato affollato di modelli che inseguono l’effetto scenico, l’Eastbay 60 sceglie una strada più difficile e, per questo, più autorevole: quella della sostanza tecnica vestita da eleganza. Per un armatore esigente, con cultura del mare e gusto per le barche che non devono gridare per imporsi, questo yacht è oggi una delle proposte più intelligenti e affascinanti del segmento 60-70 piedi.



