L’Arcadia A115 è uno di quei progetti che, più di molti altri yacht della fascia 34-36 metri, non possono essere letti soltanto attraverso la scheda tecnica. Certo, i numeri contano: 34,99 metri di lunghezza fuori tutto, 8,13 metri di baglio massimo, 266 GT di stazza lorda, scafo in vetroresina, veranda in alluminio, due MAN V8 da 1.300 cavalli, circa 16 nodi di velocità massima e 14 nodi di crociera. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. L’A115 è soprattutto un manifesto industriale e culturale: un’idea di yachting che mette al centro spazio percepito, connessione con il paesaggio, sostenibilità applicata in modo pragmatico e un concetto di ospitalità che guarda più all’hôtellerie di alta gamma che alla tradizione classica del motoryacht mediterraneo.
Nel segmento dei superyacht in composito sotto i 300 GT, Arcadia ha costruito la propria identità su una formula precisa: grandi superfici vetrate, uso ragionato dei pannelli solari, layout aperti, architetture luminose e una progettazione che prova a ridurre il confine tra interno ed esterno. L’A115, ammiraglia della gamma per diversi anni, rappresenta una delle espressioni più compiute di questa filosofia. Non è il classico yacht che cerca di stupire con la potenza o con un’aggressività stilistica esasperata; punta piuttosto a convincere attraverso efficienza volumetrica, comfort ambientale, funzionalità d’uso e qualità dell’esperienza a bordo.

Il cantiere: Arcadia Yachts e la costruzione di una reputazione controcorrente
Per comprendere davvero l’A115 bisogna partire dal cantiere. Arcadia Yachts, realtà campana con sede nell’area napoletana, nasce nel 2008 da un gruppo di manager del settore con l’obiettivo dichiarato di fondere innovazione, etica ambientale e design. Fin dall’inizio il brand si è distinto per una posizione non convenzionale: invece di inseguire la sola spettacolarizzazione formale, ha cercato di costruire una propria nicchia nel mercato dei yacht di lusso in composito, proponendo imbarcazioni fortemente riconoscibili per linguaggio architettonico e contenuti energetici.
La reputazione del marchio si è consolidata grazie a una visione coerente. Arcadia parla apertamente di “Yachting Renaissance”, cioè di un ritorno a una navigazione più umana, più luminosa, più in relazione con il mare e meno chiusa dentro volumi autoreferenziali. Non è solo una dichiarazione poetica: la filosofia del cantiere si traduce in grandi vetrate a tutta altezza, spazi modulabili, ponti pensati come luoghi di convivenza e una costante attenzione alla riduzione dei carichi hotel attraverso l’energia solare. In un mercato dove molti costruttori rivendicano genericamente sostenibilità, Arcadia è stata tra i pochi a farne un elemento identitario forte e continuativo.
Questa impostazione ha permesso al cantiere di ritagliarsi una posizione distintiva presso armatori che cercano uno yacht meno convenzionale, meno “salotto galleggiante” in senso classico e più piattaforma abitativa evoluta. L’A115 è l’esito maturo di tale percorso: un progetto che unisce design proprietario, contributi di studi esterni come Hot Lab per gli interni e un impianto tecnico orientato all’efficienza più che all’esibizione prestazionale.

Scheda tecnica sintetica
- Modello: Arcadia A115
- Lunghezza fuori tutto: 34,99 m
- Larghezza massima: 8,13 m
- Pescaggio massimo: 2,60 m
- Dislocamento a pieno carico: 185 t
- Stazza lorda: 266 GT
- Materiale scafo e ponte principale: fiberglass
- Veranda: alluminio
- Motorizzazione: 2 x MAN V8 1.300 hp
- Velocità massima: circa 16 kn
- Velocità di crociera: circa 14 kn
- Capacità carburante: 23.000 l
- Capacità acqua: 4.100 l
- Cabine ospiti: 5, con layout opzionale a 6 cabine
- Equipaggio: 8 posti letto in 4 cabine
- Energia solare: circa 4-5 kW da oltre 40 mq di pannelli
Architettura navale e dimensioni: perché i 266 GT contano più dei 35 metri
Un progetto centrato sul volume utile
Sotto il profilo dell’architettura navale, l’A115 va letto come uno yacht che cerca la massima resa degli spazi entro la soglia psicologica e normativa dei 266 GT. Questo dato è cruciale, perché indica una progettazione attenta al rapporto tra ingombro, vivibilità e gestione operativa. In altre parole, Arcadia non ha inseguito la semplice lunghezza di targa, ma ha lavorato per offrire un livello di spazio fruibile paragonabile, per certi aspetti, a quello di unità più grandi o più pesanti.
Le proporzioni generali tradiscono immediatamente questa impostazione: baglio generoso, prua quasi verticale, sovrastruttura lineare, sviluppo longitudinale delle superfici vetrate e un terzo ponte con fortissima vocazione conviviale. Il risultato è un’imbarcazione che non punta sulla snellezza filante di certa tradizione sportiva, ma su una presenza architettonica solida, quasi domestica. La stessa Arcadia definisce l’A115 una sorta di “fortezza sul mare”, e il termine, pur evocativo, non è fuori luogo: il volume è gestito come un vero spazio da abitare, non come un contenitore da attraversare.

Scafo semi-planante ed efficienza di categoria
Il cantiere abbina a questa impostazione uno scafo semi-planante, dichiarato come circa 10% più efficiente rispetto alla categoria di riferimento. È un dato interessante perché racconta bene l’equilibrio cercato da Arcadia: non una navetta dislocante pura, ma neppure uno yacht ad alta velocità. La carena è studiata per offrire una navigazione efficace a velocità intermedie, quelle realmente più utilizzate da molti armatori nel Mediterraneo, dove comfort, tempi di trasferimento e costi operativi devono trovare un compromesso credibile.
Con 2,60 metri di pescaggio, l’A115 resta un superyacht importante ma ancora compatibile con molti scenari di crociera premium. Il dislocamento a pieno carico di 185 tonnellate segnala una costruzione significativa ma non eccessiva, coerente con l’impiego estensivo del composito per contenere peso e inerzie.
Materiali di costruzione: composito, metallo leggero e atmosfera residenziale
Scafo e sovrastruttura come strumenti di progetto
La scheda tecnica ufficiale indica fiberglass per scafo e main deck e alluminio per la veranda. Questa combinazione non è casuale. Il composito consente di ottenere forme complesse, contenimento dei pesi, riduzione delle manutenzioni rispetto a certe soluzioni metalliche e una buona libertà nel trattamento delle grandi superfici. L’alluminio, impiegato nelle aree più esposte e architettonicamente sofisticate della veranda, risponde invece all’esigenza di leggerezza strutturale e precisione costruttiva. Dal punto di vista ingegneristico, l’A115 usa dunque i materiali come leva funzionale: il composito per il corpo principale dell’unità, il metallo leggero dove servono rigidezza locale, precisione geometrica e integrazione con grandi aperture. È una logica coerente con il progetto complessivo, che chiede alla struttura di “sparire” visivamente a vantaggio del paesaggio, della luce e della trasparenza.
Interni: linguaggio da hospitality di fascia alta
Sugli interni, Arcadia insiste sul riferimento a un hotel a 7 stelle, formula retorica che però descrive bene la direzione progettuale: materiali caldi, finiture di taglio contemporaneo, arredi più vicini a un attico sul mare che a una tradizionale barca da rappresentanza. La collaborazione con Hot Lab ha ulteriormente raffinato questa attitudine, introducendo un lessico più leggero, più sofisticato e meno “nautico” in senso tradizionale. La priorità non è impressionare con decorazioni ridondanti, ma creare ambienti lunghi, luminosi, leggibili e rilassanti.

Motorizzazione, impianti e prestazioni: numeri moderati, utilizzo intelligente
Propulsione e trasmissione
L’A115 monta due MAN V8 da 1.300 hp. Non è una potenza eclatante per un 35 metri, e proprio per questo racconta molto del progetto. Arcadia non cerca il primato velocistico: dimensiona la motorizzazione in modo coerente con una piattaforma che privilegia il comfort di navigazione, il contenimento dei consumi relativi e una gestione meccanica meno esasperata. In quest’ottica, la propulsione appare calibrata su un profilo d’uso reale, fatto di trasferimenti medio-lunghi, crociere a ritmo sostenibile e permanenza prolungata a bordo.
Il cantiere dichiara circa 16 nodi di velocità massima e 14 nodi di crociera, valori rilevati in specifiche condizioni di prova. Sono numeri che collocano l’A115 nel cuore del segmento semi-dislocante evoluto. Non è uno yacht da sprint, ma una nave da diporto che mira a offrire una marcia composta, una rumorosità presumibilmente contenuta e un favorevole equilibrio tra resa del viaggio e benessere degli ospiti.
Autonomia, consumi e gestione energetica
La capacità carburante di 23.000 litri e quella acqua di 4.100 litri definiscono un’impostazione seria per crociere di buon respiro. La scheda online del cantiere non pubblica un valore numerico contrattuale di autonomia né una tabella dettagliata dei consumi, quindi su questo punto è corretto evitare stime arbitrarie. Tuttavia, la combinazione tra scafo semi-planante efficiente, velocità di crociera moderata e potenza installata non esasperata lascia intendere un profilo operativo pensato per essere energeticamente razionale nel contesto della grande crociera mediterranea e tropicale.

Molto più chiaro è invece il contributo dei pannelli solari: Arcadia parla di oltre 40 mq per circa 4-5 kW di energia. Questo apporto non sostituisce la generazione principale, ma alleggerisce i carichi hotel, migliora la sostenibilità complessiva e riduce la dipendenza dai generatori in alcune fasi della vita di bordo. È un approccio meno spettacolare dell’ibrido puro, ma spesso più concreto, soprattutto su un superyacht di questo volume.
Sistemi di bordo, climatizzazione e comfort tecnico
Sul fronte impiantistico, la versione mediterranea prevede 2 generatori da 55 kW e un impianto di aria condizionata da 324.000 Btu/h. Sono valori coerenti con una piattaforma che fa ampio uso di superfici vetrate e che quindi deve garantire un controllo climatico accurato. Su uno yacht come questo, la qualità impiantistica non si misura solo nella potenza disponibile, ma nella capacità di mantenere stabilità termica, silenziosità, affidabilità e gestione intelligente dei carichi elettrici. Anche senza ostentare numeri da megayacht, l’A115 mostra un’impostazione tecnica ben dimensionata rispetto al concept.

Design, layout ed ergonomia: il vero punto di forza
Continuità interno-esterno come architettura, non come slogan
Molti costruttori parlano di “dialogo” tra interni ed esterni. Sull’A115 questo dialogo diventa un fatto costruttivo. Arcadia dichiara oltre 160 mq di convivialità da poppa a prua, con un ponte superiore che, nelle unità più recenti, arriva a offrire circa 140 mq di living distribuito. Le terrazze, le vetrate a tutta altezza e il celebre jardin d’hiver non sono semplici effetti scenografici: sono dispositivi spaziali che cambiano il modo in cui lo yacht viene vissuto.
La percezione a bordo è quella di una piattaforma abitativa continua, nella quale gli ospiti non passano da un locale chiuso a un ponte esterno, ma attraversano una sequenza di ambienti con livelli diversi di protezione, apertura e privacy. È una differenza sostanziale. Da un lato aumenta la qualità della vita a bordo; dall’altro migliora l’uso reale dello yacht in più ore del giorno e in più condizioni meteo.

Cabine, alloggi e flessibilità d’impiego
L’A115 offre 10 posti letto ospiti in 5 cabine, con layout opzionale a 6 cabine e 12 posti. Questa flessibilità è preziosa, perché consente al progetto di dialogare sia con il mondo dell’armatore privato sia con l’utilizzo commerciale o charter. Le versioni più note prevedono una suite armatoriale ampia sul main deck e cabine ospiti sul lower deck, mentre l’equipaggio dispone di 8 posti in 4 cabine, con organizzazione funzionale del servizio.

Dal punto di vista ergonomico, il merito di Arcadia sta nell’avere progettato spazi che sembrano più grandi non solo per metratura assoluta, ma per il modo in cui sono illuminati e connessi. Corridoi meno compressi, visuali lunghe, aperture laterali importanti e un rapporto continuo con il mare amplificano la percezione del volume. È qui che l’A115 si differenzia da molte concorrenti: non si limita a offrire grandi ambienti, li rende realmente abitabili e intuitivi.
Layout



Innovazione, stabilità e sicurezza: sostenibilità pragmatica
Chi cerca sull’A115 una rivoluzione radicale in chiave full electric rischia di non cogliere il punto. Arcadia lavora piuttosto su una sostenibilità incrementale ma concreta: pannelli solari integrati, scafo efficiente, motorizzazioni coerenti con il profilo d’uso, riduzione dei consumi ausiliari, grande attenzione alla qualità ambientale interna. In un settore dove il green è spesso ridotto a narrazione, questo approccio ha il pregio della credibilità.
Quanto a sicurezza e comfort dinamico, il progetto beneficia di una piattaforma larga e stabile per natura. La sensazione è quella di uno yacht pensato per minimizzare stress e affaticamento degli ospiti, favorendo permanenze prolungate a bordo. Su unità di questo tipo, la bontà del comportamento marino non si misura soltanto in nodi massimi, ma nella capacità di mantenere assetto, silenzio e qualità della vita durante la navigazione reale. Ed è esattamente in questo perimetro che l’A115 costruisce il proprio valore.

Mercato, concorrenza e posizionamento
I competitor diretti
Nel panorama dei 33-36 metri in composito o semi-dislocanti, l’A115 si confronta idealmente con modelli come Benetti Oasis 34M, Sanlorenzo SD118 e, per filosofia di grande crociera con forte attenzione al comfort, Custom Line Navetta 33. Rispetto alla Benetti Oasis 34M, Arcadia appare meno orientata alla teatralità beach-club e più a una continuità abitativa diffusa lungo tutti i ponti. Con la Sanlorenzo SD118 condivide la volontà di offrire volumi importanti sotto soglie gestionali ancora ragionevoli, ma se ne distingue per un linguaggio più sperimentale e solare. Nei confronti della Navetta 33, l’A115 oppone una lettura più “architettonica” del rapporto con l’esterno e una maggiore enfasi sul tema ambientale.
Target e posizionamento economico
Il target naturale è composto da armatori privati evoluti, spesso già proprietari di yacht importanti, che desiderano un prodotto meno convenzionale e più contemporaneo, ma anche da operatori charter di fascia alta interessati a una piattaforma con layout flessibile e forte personalità. Sul piano del posizionamento, l’A115 si colloca nel segmento premium dei superyacht in composito, dove il prezzo non è determinato soltanto dai metri ma dalla qualità del concept, del marchio, della personalizzazione e della tenuta del valore nel mercato secondario.
Galleria iconografica




Riconoscimenti, ordini e traiettoria futura
L’A115 ha ottenuto un riconoscimento significativo con il World Yachts Trophies 2012 per il miglior interior layout, premio che conferma come il vero cuore del progetto sia sempre stato lo studio dello spazio. Inoltre, il lancio del quinto scafo e l’avanzamento del sesto esemplare hanno dimostrato che il mercato ha riconosciuto all’ammiraglia Arcadia un’identità forte e duratura, nonostante la sua natura volutamente non mass market.
Guardando al futuro, l’A115 resta importante perché sintetizza la direzione in cui il cantiere ha scelto di muoversi: più luce, più apertura, più attenzione ai carichi energetici, più qualità abitativa. In un’epoca in cui il lusso nautico sta progressivamente spostando l’attenzione dalla pura ostentazione alla qualità del tempo trascorso a bordo, questo modello conserva una sorprendente attualità.
Video
Verdetto
L’Arcadia A115 non è il superyacht ideale per chi misura il valore di una barca soltanto in cavalli, punte velocistiche o stilemi aggressivi. È invece un progetto molto convincente per chi attribuisce priorità a volume intelligente, comfort climatico, qualità della luce, flessibilità del layout e coerenza tra tecnica e filosofia d’uso. In questo senso rappresenta una proposta matura, con una forte personalità progettuale e una chiara riconoscibilità industriale.
La sua forza sta nel non voler assomigliare a tutti gli altri. Arcadia ha costruito con l’A115 un 35 metri che ragiona come un ambiente residenziale evoluto, usando architettura navale, materiali e impianti per migliorare la vita a bordo prima ancora che per impressionare in banchina. E proprio per questo, nel suo segmento, resta una delle interpretazioni più intelligenti e originali del moderno yacht di lusso.



