La battaglia senza tempo della Golden Globe Race: due italiani in testa

A dieci giorni dallo start della Golden Globe Race da Les Sables-d’Olonne, i 16 navigatori solitari affrontano il Golfo di Biscaglia e si dirigono verso le Canarie. Tra scelte tattiche coraggiose e insidie meteo, spicca l’ottima prestazione degli italiani Andrea Lodolo e Guido Cantini. La regata, che richiede resistenza fisica, abilità marittima e capacità di gestire la barca con strumenti di navigazione analogici, si svolge senza GPS, desalinizzatori elettrici o connessioni internet, seguendo le regole della filosofia originale del 1968.

Una sfida epica senza tecnologia moderna

La Golden Globe Race, fondata nel solco della storica edizione del 1968-69, è considerata l’ultima vera avventura d’altri tempi. I navigatori, a bordo di monoscafi di serie in vetroresina tra i 32 e i 36 piedi fuori tutto, devono navigare senza tecnologia posteriore al 1968. Solo sestante, carte nautiche cartacee, orologio meccanico, barometro e comunicazioni via radio HF/VHF sono ammessi. Il percorso prevede una circumnavigazione del globo da Est verso Ovest, per circa 30.000 miglia, lasciando a sinistra i tre grandi capi: Buona Speranza, Leeuwin e Capo Horn.

La sfida richiede abilità, determinazione e capacità di gestire la barca con strumenti analogici. Nel primo tratto della regata, senza i consueti software di navigazione, la sfida principale per molti skipper è stata ritrovare il “tempo interiore” dei rilevamenti manuali. Più di uno skipper ha raccontato via radio di aver impiegato ore per riabituarsi alle effemeridi e al sestante, dimenticando per un attimo la frenesia della tecnologia moderna e ritrovando il fascino della linea dell’orizzonte.

Due italiani in testa con prudenza tattica

Andrea Lodolo, alla guida del suo “Bibi” (un Buster 33), ha dimostrato una prestazione tattica eccellente. Con scelte precise nel posizionamento e una velocità costante nelle andature portanti, è riuscito a risalire la flotta fino a consolidare un terzo posto provvisorio, rimanendo agganciato al duo di testa. Guido Cantini, al timone di “Hannah” (un Vancouver 34), incarna la pazienza e l’esperienza dell’allestimento scrupoloso. Mantenendosi nel gruppo d’inseguimento a ridosso dei primi, sta gestendo la barca con grande prudenza tattica per non affaticare l’attrezzatura in vista del passaggio degli Alisei e della lunga discesa verso l’Atlantico meridionale. La regata è una sfida epica di sola marineria, resistenza fisica e tenuta psicologica. I due battistrada, Damien Guillou e Pat Lawless, stanno registrando percorrenze giornaliere quasi identiche intorno alle 100-110 miglia, approcciando l’area delle Canarie. La Golden Globe Race, con la sua filosofia di ritorno alle origini, rappresenta un’esperienza unica, dove l’uomo e la barca affrontano l’oceano alla vecchia maniera, senza alcun supporto tecnologico.

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