Il suo tratto distintivo non è solo la presenza del flybridge “open”, ma la sintesi tra architettura navale e layout abitativo resa possibile dall’adozione della propulsione a pod Volvo Penta IPS: motori installati più a poppa, volumi tecnici concentrati e spazi abitativi che si allargano a mezzanave, dove si percepisce subito un salto di categoria. Il risultato è un’imbarcazione che, pur conservando la “spalla” e la solidità tipiche del cantiere australiano, parla un linguaggio contemporaneo fatto di efficienza, ergonomia e fruibilità su tre livelli: piattaforma bagno/cockpit, main deck e flybridge.

Profilo del cantiere: Riviera, scuola australiana e cultura del blue-water
Origini, filosofia costruttiva e reputazione
Riviera è uno dei pochi nomi capaci di coniugare produzione industriale e artigianalità di finitura in un’ottica dichiaratamente offshore. La storia del marchio si radica in Australia e cresce con un’ossessione progettuale: costruire scafi che “stiano in mare”, non semplicemente che lo attraversino. Il mercato ha premiato nel tempo la combinazione di carene marine, impianti robusti e interni curati, con un posizionamento premium che resta coerente anche sulle taglie d’accesso.
Questa impostazione si riflette nel modo in cui il cantiere racconta i propri prodotti: enfasi su struttura, processi e controllo qualità, più che su estetiche effimere. In parallelo, Riviera ha costruito una reputazione forte anche nel post-vendita e nei programmi dedicati agli armatori (cultura “community” tipica dei brand che producono volumi importanti mantenendo standard costanti).
Ingegneria di processo: dalla progettazione 3D alla qualità ripetibile
Una parte del valore Riviera sta nel metodo: progettazione digitale avanzata, modularità di assemblaggio e attenzione ai percorsi impiantistici per ridurre interferenze, vibrazioni e rumorosità. Il 43 Open Flybridge è un caso emblematico: l’imbarcazione è stata concepita per integrare propulsione, impianti e arredo senza “forzature”, con scelte che si percepiscono nella pulizia degli spazi tecnici e nella razionalità dei passaggi di manutenzione.

Dimensioni e architettura navale: numeri, proporzioni e conseguenze pratiche
Geometrie principali e parametri di progetto
Nel linguaggio dell’architettura navale, il 43 Open Flybridge è una planante con proporzioni “da mare”: lunghezza fuori tutto intorno ai 14,5 metri, baglio 4,57 metri e pescaggio circa 1,20 metri. Questi valori non sono semplici dati di brochure: definiscono stabilità trasversale, capacità di carico, volumi di serbatoi e spessore degli spazi vivibili, soprattutto quando si adotta una propulsione IPS che libera la mezzanave.
Il baglio generoso, in particolare, lavora su due fronti: da un lato incrementa la stabilità statica (sensazione di “piattaforma” all’ancora e in rada), dall’altro consente un layout sotto coperta in cui la cabina ospiti può diventare full beam o comunque molto estesa a mezzanave. È una scelta che avvicina la fruizione interna a quella di barche più lunghe, a patto che la carena e la distribuzione dei pesi siano state progettate con cura per non penalizzare assetto e ingavonamento alle alte velocità.
Carena planante e comportamento atteso
Riviera ha storicamente un’impostazione orientata al mare formato: il 43 è pensato per essere sea-kindly, cioè morbido e prevedibile, più che “estremo” sullo spunto. L’architettura con IPS impone vincoli e opportunità: i pod richiedono attenzione a geometrie di poppa e flussi idrodinamici, mentre in cambio offrono efficienza propulsiva, baricentro spostabile e manovrabilità superiore in porto grazie al joystick.

Materiali e costruzione: compositi, anime e controllo qualità
Scafo, coperta e sovrastruttura: GRP e strutture a sandwich
La piattaforma strutturale del 43 Open Flybridge si basa su composito in vetroresina (GRP) con una strategia tipica dei builder premium: laminazione “piena” dove serve massa e resistenza agli impatti, e strutture cored (a sandwich con anima) su coperta e sovrastruttura per ridurre peso alto e migliorare isolamento termico/acustico. Questo approccio lavora direttamente sul comfort: meno peso in alto significa minor rollio e una risposta più controllata, soprattutto quando il flybridge è attrezzato con arredi, hard-top e impianti.
Processi: resin infusion e ripetibilità meccanica
Quando un cantiere parla di resin infusion non sta facendo marketing: sta descrivendo un metodo per controllare rapporto fibra/resina, ridurre vuoti, ottenere laminati più uniformi e, di conseguenza, incrementare la prevedibilità strutturale. In pratica: a parità di resistenza, si può ottenere un laminato più leggero o, a parità di peso, aumentare la rigidità. Sul 43 questo si traduce in un’imbarcazione che mantiene la sensazione “solida” Riviera senza diventare eccessivamente pesante, con benefici su prestazioni e consumi.
Interni: legni, rivestimenti e logica anti-rumore
La qualità percepita a bordo nasce dall’incontro fra materiali e ingegneria di dettaglio: essenze come il cherry (ciliegio) e pannellature ben rifinite, alternate a superfici morbide (pelli, tessuti) che aiutano a smorzare riflessioni acustiche. Un interno ben progettato non è “solo bello”: riduce risonanze, limita scricchiolii e migliora la vivibilità nelle navigazioni lunghe, dove la fatica non è data solo dal mare, ma dalla somma di vibrazioni e micro-rumori.

Motorizzazioni, propulsione e trasmissione: l’ecosistema Volvo Penta IPS
Configurazione più rappresentativa: D6 IPS 600
La configurazione più diffusa è la coppia di Volvo Penta D6 con IPS 600, con potenze nell’ordine dei 435–440 hp ciascuno a seconda di anno/modello e tarature. Il valore non è soltanto la potenza totale, ma il “pacchetto” IPS: pod controrotanti, eliche frontali in flusso più pulito, integrazione con elettronica motore, e soprattutto joystick per manovre e posizionamento. Per l’armatore non professionista, questo significa ridurre la barriera d’ingresso: meno stress, più precisione, e minore esposizione a errori costosi in banchina.
Architettura con motori arretrati: spazi, assetto, manutenzione
Con IPS, i gruppi propulsivi possono essere collocati più a poppa rispetto alle linee d’asse tradizionali. Sul 43 questo libera volume a mezzanave e permette una cabina ospiti più ampia; al tempo stesso impone una gestione intelligente dei pesi: serbatoi e componenti devono contribuire a un assetto longitudinale stabile. La presenza di serbatoi posizionati in area più centrale aiuta l’equilibrio al variare dei carichi (fuel/water), e funziona anche da “barriera” acustica verso le cabine.
Alternative e optional: dalle personalizzazioni fishing ai pacchetti tecnologici
Il 43 Open Flybridge è spesso allestito con varianti che spostano l’ago della bilancia: moduli cockpit orientati al cruising (barbecue, wet bar, frigoriferi) oppure al fishing (vasche vive, portacanne potenziati, postazioni fighting). Sul piano tecnico, optional come stabilizzazione giroscopica e aggiornamenti elettronici possono trasformare radicalmente l’esperienza offshore, rendendo la barca più “grande” di quello che è in termini di comfort dinamico.

Prestazioni: velocità, crociera, autonomia e consumi
Velocità: dove si colloca e perché
In un 43 piedi con IPS 600, l’aspettativa realistica è una barca capace di crociera veloce e una punta attorno ai 30 nodi, con valori che variano sensibilmente in funzione di carico, stato del mare, eliche, pulizia carena e dotazioni (teak, tender sul prua, generatori maggiorati, ecc.). Il punto chiave, più della massima, è la qualità della crociera: un buon progetto si misura nella capacità di tenere una velocità di trasferimento con consumi ragionevoli e assetto composto.
Autonomia: serbatoi e range operativo
Il 43 Open Flybridge integra una capacità carburante nominale nell’ordine dei 2.000 litri, con indicazioni operative che considerano riserve e assetto. In termini pratici, Riviera dichiara un range che può collocarsi tra circa 350 e 500 miglia nautiche a seconda dell’andatura (e con riserva), mentre alcune schede di riferimento riportano una percorrenza tipica di circa 340 nm a 24,5 nodi in crociera. È un valore coerente per un flybridge planante: abbastanza per crociere costiere “serie”, trasferimenti tra arcipelaghi e giornate lunghe senza ansia da pompa, purché la pianificazione resti marinaresca e non “automobilistica”.
Consumi: come leggerli da armatori
Su imbarcazioni di questa taglia, parlare di consumi senza un log di prova è sempre approssimativo. Tuttavia, l’IPS tende a favorire efficienza a velocità intermedie grazie a propulsori ben integrati e a un controllo fine dei regimi. La variabile decisiva diventa l’uso: crociera veloce costante, alternanza dislocante/planante, pesca traina e permanenze in rada con generatore e climatizzazione. La miglior pratica è sempre la stessa: definire il “profilo missione” (crociera famiglia, charter, pesca) e allestire la barca di conseguenza.
Sistemi di bordo: elettronica, domotica, navigazione e gestione impianti
Glass cockpit e integrazione: riduzione della complessità
Il 43 Open Flybridge è spesso associato a un concetto di plancia “moderna”: display multifunzione, integrazione motore/propulsione, sistemi di monitoraggio e allarmi. L’obiettivo non è riempire il timone di schermi, ma ridurre la complessità cognitiva: l’armatore deve capire cosa sta succedendo con poche informazioni essenziali e un’interfaccia coerente. In questa logica rientrano joystick, autopilota, radar e sistemi di rete di bordo, con configurazioni che possono variare (Raymarine, Garmin e altri allestimenti a seconda dei mercati e degli anni).

Climatizzazione, generazione e servizi
Su una barca che nasce per il “weekend lungo” e per la crociera, contano i servizi: aria condizionata con zone dedicate, generatore correttamente dimensionato, impianto acqua dolce con serbatoi nell’ordine dei 460 litri e gestione reflui con serbatoio dedicato. La differenza tra comfort reale e comfort “da brochure” sta nel bilanciamento: potenze e capacità devono essere coerenti con l’uso in rada (stivaggio, frigoriferi, cucina, docce, eventuale dissalatore) e con i vincoli energetici del 12/24V e del 230V/110V a seconda dei mercati.
Design, architettura degli spazi e layout
Ponte principale: continuità tra cockpit e salone
Uno dei punti più riusciti del 43 è la continuità tra cockpit e salone: porte scorrevoli vetrate, finestrature generose e una logica di arredo che privilegia socialità e flessibilità. Qui Riviera si discosta dalla tradizione “convertible” pura e dichiara una scelta: prima la crociera, poi la pesca. Il cockpit può diventare salotto esterno con mezzanine e moduli optional (barbecue, lavello, frigo), senza perdere la funzionalità per l’angling quando l’allestimento lo prevede.


Cucina: posizione, ergonomia e sicurezza in navigazione
La cucina, in molte configurazioni, è pensata per servire sia l’interno sia l’esterno, con superfici di lavoro ampie, stivaggio e refrigerazione a cassetti. Dal punto di vista ingegneristico, l’ergonomia della galley non è un vezzo: significa stabilità dell’operatore in navigazione, prese d’aria e cappe correttamente dimensionate, e percorsi di sicurezza (maniglie, spigoli smussati, chiusure affidabili) per evitare che un’improvvisa accelerazione trasformi un gesto quotidiano in un rischio.

Flybridge open: visibilità, comfort e gestione equipaggio
Il flybridge del 43 è concepito come “alfresco saloon”: sedute attorno al tavolo, wet bar e una postazione di comando con visibilità a 360°. L’hard-top e la possibilità di chiusure morbide (a seconda degli allestimenti) allargano la stagione di utilizzo. Da analisti, è importante notare che un flybridge ben progettato non serve solo a “stare sopra”: serve a condurre in modo naturale, con accessi sicuri (scala con gradini in teak invece della classica scaletta) e appigli ben distribuiti.
Vita a bordo: cabine, privacy e comfort in crociera
Due cabine, due bagni: schema “serio” per famiglia e ospiti
Sotto coperta il 43 lavora con uno schema che piace agli armatori: due cabine e due bagni, con la possibilità di configurare la cabina ospiti in modo più “family friendly” (posti letto aggiuntivi) a seconda delle versioni e degli allestimenti. La cabina di prua è spesso interpretata come master per privacy e organizzazione; quella a mezzanave beneficia dei volumi liberati dall’IPS e può risultare sorprendentemente luminosa grazie a finestrature e soluzioni di ventilazione.
Comfort reale: ventilazione, rumore, illuminazione
Per una barca destinata a crociere e non solo a giornate “mordi e fuggi”, comfort significa tre cose: aria, silenzio, luce. L’attenzione a portelli apribili e a un’illuminazione naturale generosa migliora la vivibilità; la logica di serbatoi e volumi tecnici come barriera acustica aiuta a contenere rumori; le finiture con superfici morbide spezzano le riflessioni. Sono elementi che, sommati, cambiano la percezione di qualità più di un singolo optional “di moda”.

Innovazione e ricerca: stabilizzazione, riduzione consumi ed emissioni, sicurezza
Stabilizzazione giroscopica: quando il 43 “diventa” più grande
Nel mondo reale, soprattutto con vento teso e mare al mascone, la differenza tra una buona barca e una barca eccellente è la gestione del moto. L’adozione di stabilizzatori giroscopici (come i sistemi in classe Seakeeper 5 su unità di questa taglia, quando installati) può ridurre drasticamente il rollio all’ancora e in pesca traina. È un upgrade che incide su comfort, sicurezza in coperta e “fatica di bordo”: dopo averlo provato, molti armatori lo considerano un punto di non ritorno per l’offshore.
Efficienza: IPS come scelta di progetto, non come accessorio
Ridurre consumi ed emissioni, su un planante, significa soprattutto far lavorare bene la carena e la propulsione nel range operativo più usato. L’IPS, con la sua efficienza a regimi intermedi e la gestione integrata, può supportare un profilo di crociera più “pulito” rispetto a soluzioni meno ottimizzate, a parità di potenza installata. Non è un’ibridazione elettrica, ma è una razionalizzazione ingegneristica che, nel tempo, diventa valore economico e non solo tecnico.
Sicurezza: ergonomia, appigli, accessi e controllabilità
La sicurezza non è una lista di dotazioni: è la somma di scelte progettuali. Scala flybridge più sicura della tradizionale scaletta, appigli abbondanti, spigoli addolciti, visibilità al timone e controllabilità in manovra grazie al joystick. In porto, l’IPS riduce la probabilità di contatti; in mare, l’ergonomia delle postazioni e la distribuzione degli spazi limita gli spostamenti “critici” durante la navigazione.
Prestazioni in navigazione: cosa dicono prove e feedback qualificati
Sea trial: comfort, assetto e percezione “sea-kindly”
Le prove in mare pubblicate negli anni su test internazionali evidenziano un tratto ricorrente: il 43 Open Flybridge è progettato per far dimenticare la tecnologia e riportare l’attenzione sulla barca. È un complimento tecnico: significa che l’integrazione IPS è talmente naturale da non dominare l’esperienza, e che la carena mantiene un comportamento coerente con un uso offshore, con un’impostazione più da cruiser serio che da “battlewagon” puro.

Offshore reale: vento, onda e stabilità dinamica
In contesti di mare impegnato (venti sostenuti, onda corta), i commenti più interessanti non riguardano la massima velocità, ma la capacità di mantenere comfort e controllo. Qui entrano in gioco la rigidità strutturale, la qualità della laminazione, l’assetto e, se presente, la stabilizzazione. È il tipo di barca che premia la guida “da comandante”: scelta dell’andatura, trim ragionato, lettura dell’onda e gestione dei carichi.
Mercato e concorrenza: posizionamento, competitor diretti e trend
Segmento e logica di prezzo
Il Riviera 43 Open Flybridge si colloca nel segmento premium dei flybridge sotto i 50 piedi, dove il prezzo è fortemente influenzato da allestimenti, elettronica, stabilizzazione, teak e pacchetti comfort. In alcuni mercati e in alcune annate, le analisi di settore hanno mostrato valori “entry” già molto elevati per la categoria, coerenti però con un livello di costruzione e impiantistica da barca “da mare”, non da semplice weekender.
Competitor: cosa confrontare davvero
Tra i concorrenti diretti si possono citare flybridge di taglia simile con propulsioni IPS (o equivalenti) e con una forte vocazione al cruising: modelli di scuole europee che privilegiano stile e volumi, e altri che puntano su performance e pescabilità. Il confronto corretto non è solo “metri e cavalli”: va fatto su carena, qualità impiantistica, accessibilità manutentiva, autonomia realistica e, soprattutto, capacità di sostenere mare formato senza penalizzare il comfort interno.
Clientela target: armatori privati, charter premium, fishing evoluto
La clientela tipica è l’armatore privato che vuole una barca gestibile in autonomia, con famiglia e amici, ma che non accetta compromessi su solidità e sicurezza. In parallelo, un 43 così configurato può interessare anche il charter premium in aree dove flybridge e volumi contano più della maxi velocità, e naturalmente il pubblico “fishing” che desidera una barca capace di ospitare vita di bordo completa, con optional mirati e stabilizzazione per la pesca.
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Risultati, riconoscimenti e presenza internazionale
Il 43 Open Flybridge è un modello che ha avuto una lunga vita commerciale e, in alcune comunicazioni ufficiali, viene indicato come ancora rilevante nella gamma “classic” del cantiere. Questo, nel mondo della nautica, è già un indicatore di successo: significa che il progetto ha retto l’evoluzione del mercato e che la piattaforma è stata capace di aggiornarsi, anche attraverso refit e allestimenti custom (specie su elettronica, stabilizzazione e comfort).
La presenza a saloni e nei test di riviste internazionali è stata uno dei fattori di diffusione del modello: quando un’imbarcazione “funziona” in mare e a bordo, la stampa specializzata tende a valorizzare proprio quel mix di prestazioni e vivibilità che il 43 ha come missione originaria.
Prospettive future: cosa racconta il 43 sulla direzione di Riviera e del settore
Il 43 Open Flybridge è un “manifesto” di una tendenza chiara: la convergenza tra cruising lifestyle e DNA offshore. Il settore chiede barche più facili da gestire, più efficienti, più sicure e con spazi interni degni di taglie superiori. L’IPS, la stabilizzazione, la digitalizzazione dei sistemi e la razionalizzazione degli spazi sono risposte concrete a questa domanda.
Guardando avanti, è plausibile che la direzione resti quella dell’integrazione: più automazione ragionata, più comfort energetico (batterie, gestione carichi, ricariche intelligenti), e carene sempre più ottimizzate per crociere veloci “pulite”. In questo quadro, il 43 rimane un riferimento perché dimostra come una piattaforma sotto i 50 piedi possa essere, contemporaneamente, barca di famiglia e barca “da mare” senza schizofrenie progettuali.
Scheda tecnica sintetica (configurazione tipica)
- Tipologia: Flybridge open, planante, vocazione cruising/fishing
- Lunghezza fuori tutto: circa 14,56 m
- Baglio massimo: 4,57 m
- Pescaggio: circa 1,20 m
- Carburante: circa 2.000 L (operativo: valori e riserve secondo profilo d’uso)
- Acqua dolce: circa 460 L
- Cabine / Bagni: 2 / 2
- Motori (config. tipica): 2× Volvo Penta D6 IPS 600 (circa 435–440 hp cad.)
- Velocità indicativa: crociera veloce e punta intorno ai 30 nodi (dipende da carichi e allestimento)
- Autonomia indicativa: ordine di grandezza ~340–500 nm in funzione dell’andatura e delle riserve
Video
Conclusioni: perché il Riviera 43 Open Flybridge è (ancora) una scelta ingegneristicamente sensata
Il Riviera 43 Open Flybridge convince quando lo si valuta con criteri tecnici, non emotivi: è un progetto che sfrutta l’IPS per ottenere spazio abitativo reale, senza svuotare la barca della sua anima offshore. L’equilibrio tra cockpit versatile, main deck integrato e flybridge vivibile è il punto di forza, perché trasforma ogni uscita in un’esperienza “sociale” senza sacrificare la praticità.
Per l’armatore moderno, il valore è doppio: da una parte una barca che sa fare trasferimenti e mare, dall’altra una piattaforma che riduce la complessità grazie a manovrabilità, integrazione di sistemi e possibilità di upgrade (stabilizzazione, elettronica, comfort). In un mercato dove molti 43–45 piedi inseguono volumi o design, il Riviera resta fedele a una logica più rara: prima l’ingegneria, poi il glamour. Ed è spesso questa gerarchia a fare la differenza tra una barca che piace in salone e una barca che ti fa venire voglia di uscire anche quando il meteo non è “da cartolina”.



