Wallywhy 150, potenza e comfort abbinati alla perfezione | Un loft trasportato dalle onde

Il wallywhy150 nasce con un obiettivo dichiarato: portare nel segmento sub-24 metri volumi, percezione spaziale e fruibilità tipici di scafi ben più grandi, senza rinunciare a una velocità di crociera “vera” e a una conduzione moderna, intuitiva, quasi automobilistica. Il risultato è uno yacht che non si limita a “copiare” il layout di una navetta contemporanea: lo reinterpreta attraverso una piattaforma ingegneristica pensata attorno a tre concetti-cardine — altezza interna, continuità indoor/outdoor e propulsione IPS tripla — che, insieme, definiscono la cifra tecnica dell’intero progetto.

In un mercato dove molti 78 piedi competono su finiture e cavalleria, qui il confronto si gioca su architettura navale applicata alla vivibilità: la suite armatoriale a prua sul main deck con vetrate panoramiche, l’ampio salone full-beam con alzata interna fino a 2,5 m e un ponte superiore utilizzabile come vera terrazza operativa, non come semplice prendisole “di contorno”. È una barca pensata per armatori esigenti, ma anche per chi guarda al charter premium: gli spazi esterni sono organizzati per ospitalità, i percorsi di bordo sono razionali, e la propulsione IPS aggiunge manovrabilità e confidenza in porto.

Wallywhy150 – wally.com

Profilo del cantiere: Wally, la forma come conseguenza della funzione

Parlare di Wally significa parlare di avanguardia non come etichetta, ma come metodo. Il brand nasce nel 1994 a Monaco e, fin dall’inizio, costruisce una reputazione legata a due pilastri: innovazione di prodotto (soluzioni poi diventate “standard” nel settore) e minimalismo funzionale, dove la pulizia delle superfici non è estetica fine a sé stessa, ma riduzione delle interferenze tra uomo, barca e mare. Questa impostazione — “la forma è al servizio della funzione” — è diventata una firma riconoscibile nella vela e, successivamente, nel motore.

Dal punto di vista industriale, l’integrazione con Ferretti Group ha consolidato risorse e filiera: l’accordo iniziale che porta Wally nell’orbita del gruppo risale al 2019, mentre la piena proprietà viene completata nel 2025. In termini pratici, questo si traduce in un mix raro: DNA sperimentale da un lato, e capacità ingegneristica/qualitativa di un grande player dall’altro — un’accoppiata che sul wallywhy150 emerge chiaramente nella gestione di pesi, volumi e impiantistica, oltre che nella maturità delle soluzioni di bordo.

Wallywhy150 – wally.com

Genesi del modello: perché “why” non è uno slogan, ma una scelta progettuale

La sigla “wallywhy” non è un esercizio di marketing: è una dichiarazione di intenti. Il wallywhy150 sviluppa le idee viste sul wallywhy200, ma le distilla sotto la soglia dei 24 metri, soglia che in molti bacini (Mediterraneo in primis) ha ricadute operative e gestionali rilevanti. Il progetto è attribuito al team Wally–Ferretti Group Engineering, con interior design firmato Studio A. Vallicelli & C: una combinazione che spiega bene perché la barca riesca a essere al tempo stesso “concetto” e “prodotto”.

La scelta architettonica più caratterizzante è la prua alta, funzionale a ospitare la suite armatoriale sul main deck, e la grande superficie vetrata avvolgente che crea un effetto “osservatorio” sul mare. È una soluzione che cambia la percezione di bordo: l’armatore non “scende” nella cabina, ma vi entra come in un ambiente principale, con luce, panorama e privacy. In parallelo, il salone beneficia di un volume verticale raro per la taglia, grazie a un soffitto curvo e a un’impostazione strutturale che libera spazio senza appesantire visivamente gli interni.

Dimensioni e architettura navale: numeri che spiegano la sostanza

Dal punto di vista dimensionale, il wallywhy150 si colloca in modo chirurgico nel segmento: LOA 23,99 m, baglio massimo 6,78 m, pescaggio 2,0 m. Il dislocamento è dichiarato 85 t a vuoto e 98 t a pieno carico, valori coerenti con un’imbarcazione che cerca volumi elevati senza scivolare nel dislocante puro. La categoria di progettazione è CE A e la certificazione include moduli B + F con ente RINA, segnale di un’impostazione pensata per navigazioni “vere”, non solo costiere.

Wallywhy150 – ripresa dall’alto – wally.com

Il dato forse più interessante per un tecnico è la definizione dello scafo: warped hull con spray rails e deadrise poppiero di 10°. Tradotto: una carena che gestisce transizione e portanza con una geometria variabile, sostenuta da pattini/rail di deviazione, per ottenere assetto più efficiente e asciutto a velocità medio-alte. Il deadrise relativamente contenuto a poppa privilegia la stabilità e l’efficienza in crociera, mentre la prua alta lavora come elemento di riserva di galleggiamento e protezione, con l’effetto collaterale (voluto) di aumentare il volume interno a prua.

Materiali e costruzione: composito come piattaforma industriale, finitura come scelta di progetto

La costruzione è tipicamente basata su composito GRP, soluzione che nel segmento 24 metri consente un equilibrio credibile tra rigidezza, isolamento acustico, durabilità e controllabilità industriale. L’approccio Wally non è “materiale-esibizione”, ma materiale-in-funzione: dove serve luce e apertura, domina il vetro; dove serve rigidità e pulizia formale, prevale la continuità delle superfici. In parallelo, la grande volumetria impone una disciplina sui pesi: la distribuzione delle masse (impianti, serbatoi, attrezzature) va gestita per evitare un baricentro eccessivamente alto, rischio tipico dei layout con prua importante e sovrastrutture sviluppate.

Il comfort percepito nasce anche da dettagli “invisibili”: isolamento, incollaggi, giunzioni, rigidità locale dei pagliolati, e integrazione impiantistica senza compromessi. È qui che l’appartenenza a un grande gruppo industriale fa la differenza: la barca propone un’architettura non convenzionale, ma deve mantenere standard di qualità seriale e accessibilità manutentiva. Nel wallywhy150 questo si riflette in passaggi tecnici ordinati, in volumi di stivaggio sensati e in una separazione chiara tra aree ospiti e aree operative dell’equipaggio.

Wallywhy150 – wally.com

Motorizzazioni, propulsione e trasmissione: la logica della tripla IPS

Il cuore “meccanico” del wallywhy150 è la configurazione a tre Volvo Penta D13 con trasmissione IPS. La versione standard prevede IPS1200 (900 mhp / 662 kW a 2300 rpm), mentre l’opzione sale a IPS1350 (1000 mhp / 735 kW a 2400 rpm). La tripla installazione non è un vezzo: su un 24 metri voluminoso consente ridondanza, migliore gestione delle coppie a diversi regimi e un controllo in manovra che, con joystick e logiche di posizionamento, riduce drasticamente lo “stress da banchina”.

Dal punto di vista ingegneristico, l’IPS porta tre vantaggi concreti: (1) efficienza propulsiva grazie alle eliche controrotanti in pods; (2) riduzione vibrazioni e qualità di marcia, percepibile soprattutto in crociera; (3) governo assistito, che su barche pensate anche per conduzione armatoriale è un plus commerciale reale. Naturalmente, la scelta comporta anche vincoli: manutenzione specializzata e sensibilità a urti subacquei. Ma qui il progetto “assorbe” il rischio attraverso un’impostazione d’uso coerente: yacht da crociera veloce e consapevole, non “runabout” da spiaggia improvvisato.

Wallywhy150 – sala macchine – wally.com

Prestazioni, autonomia, consumi: quando i dati spiegano il concept

Le prestazioni dichiarate sono nette: con IPS1200 la velocità massima è 21 kn e la crociera 18 kn; con IPS1350 si sale a 23 kn di punta e 20 kn di crociera. L’autonomia è un dato-chiave perché legittima l’idea di “crociera estesa” su un’imbarcazione nata per grandi spazi: a velocità di crociera si parla di circa 390 nm (IPS1200) o 370 nm (IPS1350); a regime economico 10 kn la scheda tecnica indica 1000 nm. Con 9.000 litri di carburante e 2.000 litri d’acqua, la barca può sostenere itinerari realistici senza trasformarsi in un “ponte a serbatoi”.

Le prove in mare disponibili su stampa internazionale aggiungono materia: una rilevazione indica circa 22,4 kn a 2450 rpm con consumo nell’ordine di 568 l/h, mentre l’area di miglior efficienza operativa viene collocata attorno ai 13 kn (circa 234 l/h) e poco sopra i 15 kn (circa 341 l/h). Sono numeri che, letti correttamente, descrivono un profilo d’uso duplice: crociera “fast” attorno ai 18–20 kn quando serve coprire distanza, e andature medio-basse quando si vuole massimizzare comfort e autonomia, sfruttando la carena e la riserva di volume di prua.

Sistemi di bordo: elettronica, integrazione e gestione “da armatore”

Su uno yacht contemporaneo, l’impiantistica è metà dell’esperienza. Il wallywhy150 sposa una logica di integrazione: navigazione, controllo motori, monitoraggio impianti e comfort devono dialogare, riducendo frammentazione e tempi di risposta. Nel racconto di una review tecnica, la plancia è descritta con grandi MFD Simrad e comandi improntati a ergonomia “pulita”, coerente con la tradizione Wally: pochi elementi, ma leggibili e solidi, con un volante compatto e una postazione che restituisce controllo e visibilità.

La plancia: ergonomia, visibilità e interfaccia uomo-macchina

La plancia del wallywhy150 segue la grammatica Wally: minimalismo operativo e tecnologia in evidenza quando serve. Le testimonianze di prova parlano di una postazione che trasmette “sensazione di controllo”, con ampia strumentazione su grandi display e gestione IPS tramite joystick, utile tanto in navigazione quanto in manovra. Il valore aggiunto, qui, è la combinazione tra visibilità e interfaccia: su un’imbarcazione dal profilo non convenzionale, la plancia deve “spiegare” la barca al comandante, non complicarla.

Wallywhy150 – plancia – wally.com

Sotto il profilo funzionale, la tripla IPS introduce di serie un set di strumenti evoluti: joystick, modalità di assistenza in manovra e, a seconda della configurazione, funzioni di mantenimento posizione. La conseguenza pratica è un cambiamento nell’operatività quotidiana: si riduce il carico cognitivo in porto, si migliora la precisione negli accosti, e si rende più “accessibile” un 24 metri a un armatore esperto ma non professionista. In parallelo, la gestione dei volumi richiede HVAC dimensionato e una distribuzione intelligente delle macchine di servizio: qui l’idea è che il comfort non sia un optional, ma un prerequisito per rendere credibile un salone alto e vetrato anche in clima caldo.

Design esterno e architettura degli spazi: ponti utilizzabili, non solo scenografici

Il wallywhy150 è progettato come un sistema di superfici “vivibili”. A poppa, la relazione tra pozzetto e salone è impostata sullo stesso livello, riducendo discontinuità e rendendo naturale l’alternanza tra interno ed esterno. La piattaforma bagno con soluzione abbattibile (descritta in una prova) enfatizza il concetto di beach: accesso all’acqua, fruizione da fermo, e gestione tender/giocattoli senza sacrificare l’estetica della poppa. È un modo moderno di “costruire valore” senza aumentare la lunghezza.

In alto, il ponte superiore non è un semplice “fly” tradizionale, ma una terrazza con aree libere e modulari, pensate per lounge e dining. Alcune specifiche e descrizioni di progetto citano una dotazione da open-air living completa: bar/cucina, grill e frigoriferi, cioè la possibilità di rendere l’upper deck una destinazione autonoma, non un’appendice. Questo è coerente con la filosofia della gamma: aumentare la superficie utile più che la superficie “da vedere”.

Wallywhy150 – flybridge – wally.com

Interni, abitabilità e layout: il volume come elemento progettuale

L’interno del wallywhy150 è costruito attorno a una parola che spesso si usa male: volume. Qui è volume “misurabile”: nel salone si dichiara un’altezza fino a 2,5 m, un valore che cambia proporzioni, luce e ventilazione percepita. Il soffitto curvo non è un capriccio: è una soluzione di percezione spaziale che riduce l’effetto “cassa” e accompagna lo sguardo verso le vetrate, valorizzando la continuità tra mare e living.

Il layout d’ospitalità è da vero cruiser: 4 cabine ospiti per 8 persone, più alloggi equipaggio in 2 cabine (configurazione citata in documentazione di vendita), con la possibilità di sostenere un servizio discreto anche in uso charter. La scelta più iconica resta la suite armatoriale a prua sul main deck, con vetrate che possono offrire una vista avvolgente fino a 270 gradi: è un cambio di paradigma rispetto alla master “sotto” tipica del segmento. In termini di esperienza, significa svegliarsi con orizzonte e luce naturale senza rinunciare a privacy e separazione dagli ospiti.

Wallywhy150 – cabina armatoriale – wally.com

Dal punto di vista dell’arredo, la firma Vallicelli porta un contemporaneo misurato: superfici pulite, materiali caldi, e un’ergonomia che tende a eliminare inciampi e ridondanze. Per un lettore non tecnico, la differenza si traduce così: ci si muove facilmente, si vive bene anche a barca piena, e l’interno non “chiude” quando la giornata è lunga. Per un tecnico, invece, la lettura è un’altra: qui c’è un progetto che ha gestito volumi e percorsi senza sacrificare la struttura, il che non è banale in un 24 metri con prua alta e vetrate importanti.

Layout

Wallywhy150 – ponte principale – wally.com
Wallywhy150 – ponte inferiore – wally.com

Innovazione e ricerca: efficienza, riduzione dei consumi e sicurezza percepita

L’innovazione del wallywhy150 non è solo “forma futurista”: è un insieme di scelte che mirano a ridurre attriti d’uso e massimizzare la resa dello spazio. L’efficienza arriva dalla piattaforma IPS, dalla carena warped e dalla disciplina di progetto sui pesi; la riduzione di consumi ed emissioni, in questo caso, è conseguenza di un sistema propulsivo che lavora bene in crociera e offre un regime economico significativo. Sul fronte della sicurezza e del comfort dinamico, il segmento spesso prevede (a seconda degli allestimenti) soluzioni di controllo assetto e stabilizzazione: l’architettura del wallywhy150 — con baglio importante e poppa “portante” — aiuta già in modo naturale la stabilità, mentre la componentistica moderna può affinare ulteriormente la qualità di marcia.

È altrettanto importante notare come il progetto sia stato presentato e discusso in contesti fieristici di primo piano, a partire da Cannes: l’attenzione mediatica e tecnica non è stata solo estetica, ma legata al concetto di “molto spazio, sotto i 24 metri” come risposta industriale a un bisogno reale del mercato. In altre parole: non un esercizio di stile, ma una proposta che cerca di risolvere un problema di prodotto — offrire vivibilità superiore senza salire di taglia.

Wallywhy150 – prua – wally.com

Prestazioni in navigazione: comportamento, feedback e “carattere” marino

Nelle impressioni di mare, il wallywhy150 viene descritto con un comportamento da navetta moderna: ingresso in onda convinto e marcia composta, con la prua che tende a restare “alta” — coerente con la riserva di volume e con l’architettura generale. Il punto, però, non è cercare la sportività estrema: è offrire una navigazione affidabile, asciutta e confortevole su percorrenze realistiche. E qui la combinazione tra carena, dislocamento e IPS lavora bene: accelerazioni progressive, crociera efficiente, e un controllo in porto che riduce la distanza tra “barca grande” e “uso quotidiano”.

Mercato, prezzo e concorrenza: dove si colloca davvero il wallywhy150

Il posizionamento è premium, ma non “fuori scala” rispetto ai 24 metri di alta gamma: alcune piattaforme di mercato indicano un prezzo base nell’ordine di €6,2 milioni, mentre la disponibilità di esemplari quasi nuovi viene riportata attorno a €6,3 milioni; sul fronte brokerage, non è raro vedere richieste superiori (ad esempio oltre €7,8 milioni) per unità specifiche e pronte alla consegna. Questi numeri vanno letti come indicazioni di mercato: nel segmento contano allestimento, tempi di consegna e dotazioni, spesso più del listino teorico.

Chi sono i competitor diretti? A livello di lunghezza e target armatoriale/charter, entrano in gioco diversi 75–80 piedi di fascia alta (fly e sport-fly), spesso con filosofie più “tradizionali” nella distribuzione degli spazi. Il wallywhy150, però, gioca su un’altra metrica: volume e architettura prima della velocità assoluta. Questo lo rende meno comparabile con gli sport yacht puri e più vicino, per logica d’uso, a chi cerca una “casa sul mare” compatta ma scenografica. In un mercato che premia sempre di più spazi esterni, beach area e luminosità, la scelta Wally intercetta un trend strutturale: vivere a bordo è tornato centrale quanto (se non più) della prestazione massima.

Galleria immagini

Wallywhy150 – ampie finestre laterali – wally.com
Wallywhy150 – cabina ospiti – wally.com
Wallywhy150 – bagno – wally.com
Wallywhy150 – interni – wally.com
Wallywhy150 – pozzetto – wally.com
Wallywhy150 – piattaforma poppiera – wally.com

Risultati, riconoscimenti e percezione internazionale

La ricezione del progetto non è rimasta confinata alle brochure. Il wallywhy150 ha ottenuto il premio “Most Avant-Garde Yacht” ai World Yachts Trophies 2023, riconoscimento che, per il segmento, pesa perché riguarda l’idea complessiva di yacht e non un singolo dettaglio. Inoltre, viene indicato come vincitore ai Yacht Style Awards 2024 nella categoria di riferimento per la taglia, a testimonianza di una rilevanza che supera il solo mercato europeo.

Scheda tecnica sintetica (dati principali)

  • Lunghezza fuori tutto (LOA): 23,99 m
  • Larghezza massima: 6,78 m
  • Pescaggio (sotto le eliche, a pieno carico): 2,0 m
  • Dislocamento: 85 t (a vuoto) / 98 t (a pieno carico)
  • Carena: warped hull con spray rails, deadrise poppiero 10°
  • Motori (standard): 3 × Volvo Penta D13 IPS1200, 900 mhp / 662 kW
  • Motori (optional): 3 × Volvo Penta D13 IPS1350, 1000 mhp / 735 kW
  • Velocità: 21 kn (max) / 18 kn (crociera) con IPS1200 — 23 kn (max) / 20 kn (crociera) con IPS1350
  • Autonomia dichiarata: circa 390–370 nm a velocità di crociera; 1000 nm a 10 kn
  • Serbatoi: carburante 9.000 L — acqua 2.000 L
  • Ospiti / cabine: 8 ospiti in 4 cabine (configurazione tipica)
  • Categoria: CE A — Certificazione: moduli B + F (RINA)

Video

Prospettive future: il wallywhy150 come indicatore di rotta

Se si osserva il wallywhy150 come “segnale” più che come singolo prodotto, la direzione è chiara: massimizzare esperienza e volume senza crescere in lunghezza. È una risposta a vincoli reali (ormeggi, costi operativi, gestione equipaggio) e a desideri altrettanto concreti (spazio, luce, contatto col mare, manovrabilità). In questo senso, la linea wallywhy non propone semplicemente un nuovo stile: propone un nuovo equilibrio tra architettura e prestazione, dove la tecnologia — IPS, integrazione elettronica, ottimizzazione carena — diventa il mezzo per rendere praticabile una forma non convenzionale.

Per il settore, il messaggio è ancora più interessante: la competizione non si giocherà solo su “più nodi” o “più marmo”, ma su progetti intelligenti che trasformano dimensioni costanti in valore percepito superiore. Il wallywhy150 è esattamente questo: un 24 metri che cerca di farvi sentire su un 30, senza chiedervi di gestire un 30.

Tags

Condividi: