Nel panorama dei flybridge tra 24 e 26 metri, pochi modelli riescono a coniugare volumi residenziali, soluzioni di bordo da unità superiori e una filosofia costruttiva industriale capace di garantire ripetibilità e controllo qualità su larga scala. Il Cranchi Settantotto 78 nasce esattamente in questo punto di equilibrio: è l’ammiraglia che alza l’asticella del cantiere lombardo senza inseguire l’ostentazione, puntando invece su architettura navale razionale, ergonomia dei percorsi e efficienza propulsiva con trasmissioni Volvo Penta IPS.
L’obiettivo progettuale è chiaro: offrire una barca che, pur restando dentro i confini dimensionali e gestionali di un 78 piedi, restituisca sensazioni tipiche di taglie maggiori: privacy reale, aree esterne differenziate, beach area concreta, cabine “vere” e un impianto tecnico pensato per la crociera, non per la sola vetrina da salone.
Questa recensione analizza il Settantotto 78 come farebbe un perito o un tecnico di cantiere: dalla carena ai materiali, dai carichi all’impiantistica, fino al posizionamento di mercato rispetto ai competitor diretti.

Profilo del cantiere: tradizione ultracentenaria e produzione industriale “Made in Italy”
Cranchi è uno dei nomi storici della nautica italiana: una realtà che affonda le radici nel 1870, nata sul Lago di Como e cresciuta fino a diventare un costruttore strutturato, con una forte identità di prodotto. La filosofia del marchio è particolare perché unisce due mondi spesso separati: da un lato la cultura artigianale del dettaglio, dall’altro un’impostazione industriale dei processi, indispensabile per garantire qualità costante su numeri produttivi importanti.
Oggi la produzione è dichiaratamente concentrata in Lombardia e organizzata su stabilimenti dedicati, in modo da controllare internamente le fasi critiche: laminazione, assemblaggio, impiantistica, finiture e collaudi. Questo modello “integrato” è uno dei motivi per cui Cranchi gode di una reputazione solida in termini di affidabilità, standardizzazione intelligente e assistenza tramite rete dealer.
Il Settantotto 78 rappresenta anche una svolta strategica: più che un semplice top di gamma, è un manifesto tecnico che porta sul flybridge una serie di scelte tipiche del segmento superiore: passeggiata a bordo più sicura, beach area evoluta, cabine di dimensioni “yacht” e un’impostazione impiantistica adatta a soste prolungate.

Dimensioni e architettura navale: numeri, proporzioni e logica di carena
Dimensioni principali e implicazioni progettuali
La piattaforma navale si colloca nel cuore del segmento: lunghezza fuori tutto 25,15 m, lunghezza scafo 23,26 m, baglio massimo 5,76 m. In termini pratici, un baglio di questa entità consente due risultati: un salone realmente “wide” e, sotto coperta, un corridoio cabine meno sacrificato, con possibilità di aumentare i volumi dei locali tecnici e dei servizi.
Il dislocamento varia sensibilmente in base ad allestimento e carichi; i valori indicativi citano 57.000 kg a secco e un ordine di grandezza intorno alle 60 tonnellate a pieno carico. Questo dato, più che un numero assoluto, serve a leggere correttamente la scelta di una tripla IPS: non è una barca “leggera” e la propulsione deve assicurare coppia, manovrabilità e rendimento.
Carena planante: stabilità di rotta, comfort e “assetto” come variabile controllata
Il Settantotto 78 è un planante di taglia grande, e qui la progettazione della carena è un compromesso raffinato: deve offrire portanza per uscire dall’acqua senza chiedere potenze spropositate, ma anche mantenere un passaggio sull’onda credibile per crociere reali. Per farlo, la barca lavora su tre leve tecniche: geometria dei volumi immersi, ripartizione dei pesi (serbatoi e impianti) e controllo dell’assetto tramite sistemi attivi.
Il controllo dell’assetto è centrale: su 25 metri, pochi gradi di trim cambiano consumi, rumore e comfort. Per questo, le soluzioni più efficaci oggi non sono solo flap tradizionali, ma interceptor e sistemi integrati che reagiscono rapidamente, limitando beccheggio e rollio in varie condizioni. Sul Settantotto 78, la stabilizzazione può includere soluzioni evolute (in funzione del pacchetto scelto), pensate per migliorare sia la navigazione sia la rada.

Materiali e costruzione: compositi, irrigidimenti e finiture “da lunga permanenza”
Scafo e sovrastruttura: GRP con elementi in carbonio
La costruzione è basata su compositi in vetroresina (GRP), con l’impiego di fibra di carbonio in componenti selezionati della sovrastruttura (dove serve rigidità e contenimento pesi in alto). Dal punto di vista ingegneristico, questo è un approccio sensato: ridurre massa “in quota” migliora stabilità trasversale e riduce tendenze al rollio, con benefici indiretti su comfort e carichi sui sistemi di stabilizzazione.
La coperta, nelle aree esterne, alterna superfici strutturali in composito a rivestimenti funzionali (teak o materiali equivalenti in funzione dell’allestimento), con una logica chiara: antisdrucciolo, durabilità e facilità di manutenzione.
Interni: estetica “soft” e scelte orientate a rumorosità e vibrazioni
L’impostazione degli interni privilegia materiali e geometrie che non “gridano” lusso, ma lo comunicano con continuità: finiture lignee, superfici laccate, tessuti e pellami calibrati. Dal punto di vista tecnico, ciò che conta è l’insieme: pannellature, controsoffitti e pavimenti devono lavorare anche come barriere acustiche e come dispositivi di smorzamento vibrazionale. Su un flybridge planante, la qualità percepita non dipende solo dal design, ma dal modo in cui la barca gestisce rumori strutturali, risonanze e fruscii alle varie velocità di crociera.

Motorizzazioni e propulsione: tripla Volvo Penta IPS come scelta “di sistema”
Configurazione: tre IPS 1350 e vantaggi operativi
Il Settantotto 78 adotta una configurazione dichiarata con 3 x Volvo Penta D13 IPS 1350 da 1.000 hp ciascuno (potenza complessiva 3.000 hp). Questa architettura non va letta solo come potenza, ma come sistema integrato: i pod IPS offrono spinta efficiente, risposta pronta e soprattutto un salto in avanti nelle manovre grazie a joystick, gestione elettronica e possibilità di controllo anche da postazioni ausiliarie (a seconda dell’allestimento).
In un 25 metri, l’IPS ha tre effetti pratici: ormeggi più semplici (riducendo stress su equipaggio e costi operativi), traiettorie pulite in spazi stretti e una migliore gestione della barca per armatori che alternano comando diretto a equipaggio professionale.
Trasmissione e spazi macchina: accessibilità come valore
Un tema spesso ignorato nelle brochure è l’accessibilità: su yacht destinati a crociere reali, la manutenzione ordinaria deve essere rapida. La presenza di tre unità richiede una sala macchine organizzata, con passaggi, filtri e servizi raggiungibili senza “contorsioni”. È qui che si misura la maturità industriale di un progetto: non basta far stare tutto dentro; bisogna farlo stare bene, con logica di impianto.
Prestazioni, consumi e autonomia: leggere i dati senza illusioni
Dati di prova: crociere differenziate e “finestre” operative
Il cantiere pubblica tabelle di prova che indicano una crociera bassa a 21 nodi con consumo complessivo intorno a 350 l/h e una crociera alta a 24 nodi con consumo circa 420 l/h. La velocità massima dichiarata nella scheda di prova è 29–30 nodi. Sono dati tipici da “test center”: utili come riferimento, ma da leggere ricordando che carico, stato carena, condizioni meteo e set-up incidono in modo sensibile.

Interessante anche il confronto con prove editoriali: in test strumentali pubblicati da stampa di settore, la barca ha mostrato una crociera attorno ai 22–23 nodi con consumo complessivo nell’ordine dei 358 l/h a 2.000 rpm e una punta riportata fino a circa 32 nodi in condizioni specifiche. La differenza tra numeri (29–30 vs 32) è plausibile su un planante di questa taglia e non è un’anomalia: dipende da dislocamento reale, condizioni del mare, temperatura, pulizia opera viva e tarature.
Autonomia: perché “miglia” e “comfort” vanno insieme
Con un serbatoio carburante nell’ordine di 5.920 litri e acqua intorno a 1.250 litri, l’autonomia va interpretata come autonomia di crociera confortevole. Ai regimi di crociera più usati (20–24 nodi), l’unità punta a offrire tratte mediterranee importanti senza trasformare ogni trasferimento in una sosta carburante. In pratica: è una barca che privilegia trasferimenti rapidi ma ragionati, con un occhio al consumo e un altro alla qualità del moto.
Sistemi di bordo: elettronica, domotica e gestione integrata
Su un 78 piedi contemporaneo, l’elettronica non è un optional “luxury”: è un’infrastruttura. Il Settantotto 78 integra tipicamente display multifunzione di grandi dimensioni, gestione dei sistemi di bordo, rete dati per intrattenimento e connettività. In prove e presentazioni si evidenzia una plancia con più schermi (configurazione in funzione dell’allestimento), con l’obiettivo di centralizzare: navigazione, monitoraggio motori, allarmi e, spesso, telecamere per manovre.

La domotica moderna in questo segmento lavora su tre livelli: controllo clima zona per zona, gestione energia (shore/generatori/inverter) e supervisione dei carichi. Il risultato, se ben configurato, è una barca più semplice da gestire, dove l’equipaggio può concentrarsi sull’operatività senza inseguire interruttori e quadri in modo frammentato.
Design, architettura degli spazi e layout: firma Christian Grande, geometrie “fluide” e percorsi intelligenti
Esterni: tre macro-aree, una regia unica
Le linee esterne sono volutamente pulite e senza spigoli marcati, con superfici continue che allungano otticamente la barca. Ma il vero punto è l’organizzazione: poppa, main deck e flybridge sono pensati come tre ambienti con identità distinta, collegati da percorsi chiari. La zona di poppa è progettata per diventare una “beach area” reale grazie alla piattaforma elettroidraulica e all’accesso al mare; sopra, il pozzetto lavora come living esterno protetto; il flybridge diventa il livello sociale per eccellenza, con area dining/aperitivo e prendisole.
Interni: luce naturale e feeling domestico
Il salone è impostato per offrire ampie superfici vetrate e un rapporto diretto con l’esterno. Qui si gioca una parte importante della percezione di qualità: l’ambiente deve essere luminoso, ma anche “composto”, con arredi e materiali che non temono l’uso quotidiano. La cucina sul main deck (in configurazioni tipiche) è pensata per servire sia l’armatore sia l’eventuale equipaggio, con logiche di servizio che limitano interferenze con la vita in salone.
Layout


Vita a bordo e comfort: quattro cabine “vere” e un’impostazione da crociera
Lower deck: master full-beam e ospitalità da yacht
Sotto coperta, l’architettura tipica prevede quattro cabine con bagni dedicati, con master a centro barca (full-beam) come cuore dell’esperienza armatoriale. È una scelta non banale: la cabina armatore in posizione baricentrica è quella che beneficia maggiormente di riduzione beccheggio e comfort notturno. Le cabine ospiti (VIP a prua e due guest) sono pensate per non scendere a compromessi “da charter economico”: volumi, stivaggi e servizi sono dimensionati per permanenze reali.

Equipaggio e operatività: quando la barca è grande ma vuole restare “semplice”
In questo segmento la clientela è mista: armatori privati che comandano in prima persona e armatori con equipaggio. Per questo, è fondamentale avere aree tecniche e spazi di servizio che non invadano la vita a bordo. Le soluzioni di accesso dalla poppa verso zone di servizio e sala macchine (in funzione dell’allestimento) aiutano a mantenere privacy e ordine operativo.
Prestazioni in navigazione: maneggevolezza, rumore e qualità del moto
Le testimonianze di prove in mare sottolineano tre aspetti coerenti con la scelta IPS: maneggevolezza al timone, ridotte vibrazioni percepite e rumorosità contenuta anche aumentando il passo. È un risultato che dipende dalla somma: supporti motore, isolamento, rigidità strutturale e, non ultimo, la natura stessa del pod che riduce alcune componenti tipiche della linea d’asse tradizionale.
Dal punto di vista dell’armatore, il beneficio più tangibile è in manovra: la barca si comporta come “più piccola” di quanto dica la lunghezza, e questo incide sul reale utilizzo. Un 25 metri che si ormeggia con tranquillità e precisione viene usato di più, e tende a “costare meno” in termini di stress, equipaggio e tempo.
In navigazione, la finestra ideale è quella della crociera: abbastanza veloce da coprire distanze mediterranee senza appesantire tempi, ma non così alta da trasformare consumi e rumorosità in protagonisti. È qui che il Settantotto 78 esprime la sua natura: crociera solida, autonomia credibile e comfort di bordo che resta percepibile anche con ospiti non esperti.

Innovazione e ricerca: efficienza, stabilizzazione e approccio “pragmatico” alla sostenibilità
Il Settantotto 78 non nasce come piattaforma ibrida/elettrica, ma porta in dote un’innovazione più concreta e immediatamente misurabile: efficienza propulsiva e semplificazione della conduzione tramite IPS. In termini ambientali, il primo passo realistico su barche di questa taglia è ridurre consumi specifici nelle andature più usate, e qui il progetto lavora su carena, pesi e gestione dell’assetto.
La seconda direttrice è la stabilizzazione: ridurre rollio e ottimizzare l’assetto non è solo comfort, ma anche efficienza, perché una barca “ferma” lavora con minori perdite energetiche e con una qualità della vita a bordo superiore. Infine, la terza è l’integrazione dei sistemi (monitoraggio, allarmi, assistenza alla manovra): una barca più “leggibile” è una barca più sicura.

Mercato e concorrenza: dove si colloca il Settantotto 78 e con chi si confronta
Il Settantotto 78 compete nel segmento dei flybridge “premium” intorno ai 78 piedi, un territorio popolato da marchi molto forti. La sua identità non è quella della massima velocità assoluta o della personalizzazione estrema tipica di alcuni semi-custom, ma piuttosto una proposta che valorizza: spazio, razionalità, efficienza e qualità percepita con una piattaforma progettata per funzionare davvero nella crociera mediterranea.
I competitor diretti più citati in questa taglia includono Ferretti Yachts 780, Princess Y78, e alcune alternative di pari segmento come Azimut 78 o Sanlorenzo SL78 (a seconda degli anni/modelli). Per dare un riferimento tecnico immediato, ecco un confronto sintetico su parametri chiave (valori indicativi in base a dati pubblici dei rispettivi costruttori o schede tecniche disponibili).
Come leggere il confronto? Il Cranchi, con tripla IPS, punta su manovrabilità e gestione “semplificata” di una barca grande, con consumi in crociera molto competitivi per dislocamento e volumi. Princess Y78 è tipicamente più orientato alla velocità con doppi MAN molto potenti; Ferretti 780 lavora su una tradizione di flybridge con forte impronta di cantiere e brand equity, offrendo due opzioni di motorizzazione e un profilo prestazionale diverso.
In termini di clientela target, il Settantotto 78 si presta sia all’armatore privato che desidera una barca “gestibile” (anche grazie all’IPS), sia al charter di fascia alta quando configurato con servizi e dotazioni adeguate. Dove brilla di più è nella crociera: il progetto è chiaramente pensato per vivere a bordo, non per una sola uscita giornaliera.
Risultati, visibilità e riconoscimenti: fiere e ruolo di ammiraglia
Il Settantotto 78 ha un ruolo preciso: essere il punto più alto della gamma flybridge Cranchi e comunicare una maturità di progetto che va oltre la singola barca. La sua presenza nei principali contesti internazionali (saloni e presentazioni) è coerente con l’obiettivo del cantiere: presidiare il segmento dei 25 metri con un prodotto che parli di Made in Italy contemporaneo, senza perdere la concretezza che storicamente caratterizza il marchio.
È anche un modello “immagine” perché trasferisce sulle taglie inferiori della gamma concetti come continuità interno/esterno, soft design, e una logica di bordo che mette al centro l’esperienza dell’armatore, non solo la scheda tecnica.
Prospettive future: cosa racconta questo modello sulla direzione del settore
Il Settantotto 78 suggerisce una direzione chiara del mercato flybridge premium: più che inseguire sempre e solo la massima velocità, i cantieri stanno valorizzando efficienza, comfort, facilità di conduzione e spazi modulari. In questo senso, la scelta della tripla IPS e l’enfasi su beach area e percorsi a bordo sono pienamente allineate ai trend: vivere la barca come una casa sul mare, ma con requisiti tecnici e di sicurezza da vera unità d’altura.
Per Cranchi, questa ammiraglia è anche un segnale industriale: dimostra che la produzione strutturata può arrivare a standard “alto di gamma” senza perdere identità, proponendo un lusso meno urlato e più misurabile: silenzio, ordine, ergonomia e qualità del progetto.
Immagini extra




Scheda tecnica sintetica (configurazione di riferimento)
- Modello: Cranchi Settantotto 78
- Tipologia: Flybridge planante
- LOA: 25,15 m
- Lunghezza scafo (LH): 23,26 m
- Baglio massimo: 5,76 m
- Dislocamento (indicativo): 57.000 kg (a secco) / circa 60 t a pieno carico
- Serbatoio carburante: 5.920 l
- Serbatoio acqua: 1.250 l
- Motori: 3 x Volvo Penta D13 IPS 1350 (3 x 1.000 hp)
- Velocità (indicativa): crociera bassa 21 kn, crociera alta 24 kn, max 29–30 kn (test center) / fino a ~32 kn (test stampa)
- Consumi (indicativi, totali): circa 350 l/h a 21 kn; circa 420 l/h a 24 kn
- Cabine (layout tipico): 4 ospiti + aree di servizio (in funzione dell’allestimento)
Video
Conclusioni: il “78” per chi cerca sostanza tecnica, comfort e gestione intelligente
Il Cranchi Settantotto 78 è uno yacht che convince quando lo si giudica con criteri reali: come si vive a bordo, quanto è gestibile, quanto è efficiente nelle andature di crociera e quanto è coerente l’insieme tra carena, impianti e layout. La tripla Volvo Penta IPS non è un vezzo: è una scelta che dà forma a un’esperienza più semplice e moderna, con manovre meno complesse e una risposta dinamica “da barca più piccola”.
Nel confronto con i rivali, il Settantotto 78 non vuole essere per forza il più veloce: preferisce essere equilibrato, abitabile e credibile come piattaforma di crociera. Per armatori privati evoluti, per professionisti del charter che vogliono un prodotto solido, e per chi pretende lusso misurabile (silenzio, accessibilità, spazi, ergonomia), è una delle proposte più interessanti nel segmento flybridge “25 metri”.



