
Profilo del cantiere: Gulf Craft e il marchio Majesty
Il marchio Majesty rappresenta il vertice “luxury” di Gulf Craft, costruttore nato negli Emirati Arabi Uniti e cresciuto fino a diventare uno dei player più rilevanti su scala globale nella produzione di yacht in composito. La traiettoria industriale è significativa: Gulf Craft nasce nel 1982 ad Ajman, muovendo i primi passi su unità in vetroresina di piccola taglia, per poi entrare stabilmente nel segmento yacht e strutturare una linea premium capace di parlare ai mercati maturi, Europa inclusa. Questo passaggio non è una mera questione di branding: significa processi, standard, capacità produttiva e una filiera che, per gran parte, resta sotto controllo diretto del costruttore.
Sul piano industriale, il perno produttivo è lo shipyard di Umm Al Quwain, associato alla produzione di unità fino a taglie importanti, con una logica di integrazione verticale che tende a ridurre l’aleatorietà tipica delle catene di subfornitura troppo frammentate. Per l’armatore, la ricaduta pratica è evidente: maggiore ripetibilità costruttiva, gestione più coerente della ricambistica e, in molti casi, tempi di risposta più prevedibili nel post-vendita. In parallelo, la reputazione del marchio si è consolidata grazie a una presenza costante in fiere internazionali e a un posizionamento che unisce volume, comfort e prezzo in modo competitivo nel segmento 70–80 piedi.
La filosofia costruttiva, almeno su questa fascia, si può riassumere in una formula: robustezza composita + spazi + finitura contemporanea. Non è la barca “estremista” per leggerezza o per velocità, ma un prodotto che privilegia la solidità percepita, la vivibilità e una certa “facilità di possesso” (manutenzione programmabile, accessi impiantistici sensati, impianti dimensionati per carichi reali). È un’impostazione che, nel luxury, spesso paga: perché l’esperienza d’uso quotidiana conta più del mezzo nodo in più di punta.

Architettura navale e dimensioni: la logica dei volumi su un 22 metri
Con i suoi circa 72 piedi, la Majesty 72 si colloca nel cuore del mercato flybridge: una taglia che consente layout a 4 cabine, equipaggio (a seconda delle versioni) e un fly realmente “living”, ma resta ancora gestibile con equipaggio ridotto e con costi operativi inferiori rispetto alla soglia dei 30 metri. L’architettura generale segue un’impostazione planante: carena pensata per sostenere velocità di crociera elevate, con assetto controllato e comportamento prevedibile su mare formato moderato, senza scivolare in soluzioni troppo radicali che penalizzerebbero comfort e rumorosità.
Qui è utile chiarire un concetto tecnico con parole semplici: una carena planante, per definizione, “sale” sull’acqua aumentando la portanza dinamica. Questo riduce la superficie bagnata e, a parità di potenza, consente velocità più alte rispetto a una carena dislocante. Il rovescio della medaglia è che la planata richiede potenza, gestione dell’assetto (trim) e un progetto accurato delle linee d’acqua per evitare impatti secchi e rumori strutturali. Nella Majesty 72 l’obiettivo è un compromesso: planata stabile e confortevole, più che prestazione estrema.
Distribuzione dei ponti: perché il flybridge è il vero “asset” commerciale
Su un 72 piedi contemporaneo, il flybridge non è un accessorio: è una “piattaforma di valore”. La Majesty 72 lo interpreta come un ponte superiore ad alta densità d’uso: prendisole, dining, area bar/grill e, soprattutto, una timoneria con buona visibilità e spazi per la gestione operativa. Per l’armatore significa poter vivere all’aperto anche in rada, con una separazione funzionale tra socialità (sopra) e quiete (sotto). Per il charter significa vendere “metri quadrati” percepiti: il cliente non compra solo una barca, compra un set cinematografico sul mare.

Materiali e costruzione: scafo, sovrastruttura, interni
La costruzione è in composito, tipicamente vetroresina con strutture interne e rinforzi progettati per gestire le sollecitazioni di una planante di grande volume. In termini ingegneristici, l’obiettivo è bilanciare: rigidezza globale (per evitare flessioni percepibili e scricchiolii), smorzamento (rumore e vibrazioni) e durabilità (fatica del materiale nel tempo). In un 22 metri, la qualità non si vede solo dalla lucidatura: si misura dall’assenza di rumorosità strutturale in navigazione, dalla stabilità di porte e battute, dalla coerenza degli allineamenti dopo stagioni di uso reale.
La sovrastruttura e le ampie superfici vetrate sono un elemento chiave del progetto. Le vetrature aumentano luce e percezione di spazio, ma impongono attenzione a: irrigidimenti, gestione termica (irraggiamento) e sicurezza. Un progetto maturo integra cornici, incollaggi e rinforzi in modo da evitare “effetti tamburo” e da mantenere un buon isolamento acustico. Per l’utente finale, la differenza si percepisce nel comfort: meno riflessi, meno calore in salone, più silenzio a velocità di crociera.
Interni: finitura luxury e manutenzione “sensata”
L’interior design della Majesty 72 punta a un contemporaneo caldo: essenze chiare, superfici pulite, inserti in pelle/tessuto e un’illuminazione architetturale che enfatizza volumi e passaggi. Da specialista, però, la valutazione deve includere anche la manutenzione: superfici troppo delicate o laccature eccessive diventano un incubo in charter. La filosofia più riuscita è quella che coniuga estetica e praticità: materiali facili da pulire, bordi protetti, ferramenta affidabile, accessi ai vani tecnici non sacrificati sull’altare della “purezza” stilistica.

Motorizzazioni, propulsione e trasmissione: cosa aspettarsi davvero
Nel segmento 70–75 piedi flybridge, la configurazione più comune è la doppia motorizzazione diesel ad alta potenza con trasmissione in linea d’asse o, su alcuni competitor, sistemi IPS (pod). La Majesty 72 si colloca nella tradizione più “navale” e conservativa: diesel + trasmissione meccanica affidabile, con una priorità data a robustezza, facilità di manutenzione e prevedibilità dei costi operativi. Questo approccio è spesso preferito da comandanti e società di gestione: un’installazione classica, se ben progettata, è più tollerante e più riparabile in porti non premium.
In termini tecnici, la qualità del sistema propulsivo non è solo nel dato cavalli: è nella ventilazione della sala macchine, nella disposizione dei filtri, nella logica dei passaggi, nella possibilità di fare manutenzione senza smontare mezza barca. E ancora: riduzione di vibrazioni tramite supporti adeguati, allineamento accurato degli assi, scelta di eliche coerenti con regime e carico reale (barca in assetto pieno, non “scarica da brochure”). Qui si gioca la differenza tra un 72 piedi “che va” e un 72 piedi che fa vivere bene per anni.
Prestazioni: velocità, crociera, autonomia, consumi
Le prestazioni dichiarate dai cantieri in questa classe tendono a convergere su un quadro: velocità massime nell’ordine dei 30 nodi (variabili secondo motori, carico, condizioni), crociere efficienti tra i 20 e i 24 nodi e autonomie che cambiano radicalmente in base al profilo d’uso. È fondamentale essere chiari: su una planante voluminosa, il consumo cresce in modo non lineare con la velocità. Tradotto: “un nodo in più” può costare molto più carburante, perché richiede potenza aggiuntiva e genera resistenze superiori.

Per un armatore mediterraneo, la domanda sensata non è “quanto fa di punta”, ma: che comfort ho a 22 nodi con mare formato? quanta autonomia reale ho tra porti e rade? quanto rumore arriva in master? Un profilo tipico di crociera su unità simili è: trasferimenti veloci tra 18 e 24 nodi, e navigazione economica a velocità più basse quando si cercano range e silenzio. La Majesty 72, per impostazione, privilegia la fruibilità e la stabilità dell’esperienza, più che la gara di numeri.
Sistemi di bordo: elettronica, domotica, navigazione
Nel luxury contemporaneo, i sistemi di bordo sono parte della qualità percepita tanto quanto i legni. La Majesty 72, per logica di prodotto, punta a un’architettura impiantistica moderna: integrazione di navigazione, gestione energia, illuminazione e climatizzazione, con interfacce user-friendly. Un impianto ben progettato dovrebbe offrire: ridondanza dei sistemi critici, cablaggi ordinati e tracciabili, accesso ai quadri e documentazione chiara (schemi, manuali, etichettatura). Sono dettagli che fanno la differenza quando qualcosa va in fault alle 23:30 in rada.
Per i non addetti ai lavori: “domotica” a bordo significa poter controllare luci, clima, tende, audio e scenari con pannelli o app, e soprattutto poter diagnosticare rapidamente anomalie. Per l’equipaggio significa meno tempo a “cercare il problema” e più tempo a gestire l’ospite. Per l’armatore significa comfort e controllo, con la consapevolezza che la complessità richiede un livello di manutenzione e aggiornamento software che oggi è inevitabile.

Stabilizzazione e sicurezza: il comfort non è un optional
Su un 72 piedi di grande volume, la stabilizzazione (a riposo e in navigazione) è spesso l’opzione che cambia la vita. Che si tratti di pinne stabilizzatrici o giroscopi, l’obiettivo è ridurre rollio e affaticamento, aumentando la qualità della permanenza in rada e la sicurezza percepita dagli ospiti. Dal punto di vista tecnico, la scelta dipende dal profilo: pinne molto efficaci in navigazione, gyro ottimo a zero speed ma con richieste energetiche e spazi dedicati. Una barca “charter-oriented” tende a voler eccellere in rada: perché lì avviene la maggior parte dell’esperienza cliente.
Design e architettura navale: firme stilistiche, layout, ergonomia
Esteticamente, la Majesty 72 adotta una cifra contemporanea con sovrastruttura generosa, vetrature importanti e linee tese ma non aggressive. La sfida progettuale è trasformare quel volume in spazi realmente usabili. Qui emergono tre elementi: continuità indoor/outdoor, percorsi senza strozzature, e la separazione funzionale tra aree ospiti e aree operative. Un layout ben pensato riduce la “frizione” quotidiana: meno porte che sbattono, meno incroci tra servizio e ospiti, più ergonomia.
Il salone, in questa taglia, deve essere un “hub”: luce laterale, dinette fruibile, cucina con logica di servizio (aperta o parzialmente separabile a seconda delle preferenze) e accesso facile ai ponti esterni. Le cabine, poi, devono rispettare un principio di base: la master non è solo la più grande, è la più silenziosa e la più isolata. Questo dipende non solo dalla metratura, ma dalla posizione rispetto a sala macchine, dallo spessore delle paratie e dal trattamento acustico.
Layout


Vita a bordo e comfort: cabine, spazi comuni, servizi accessori
La Majesty 72 gioca la partita del comfort con una promessa chiara: offrire sensazioni “da barca più grande”. Questo passa da altezze interne adeguate, vetrature che aumentano la percezione di aria, e un’articolazione degli spazi esterni che consenta di vivere la barca in modo modulare: prendisole, dining, conversazione, lavoro alla consolle. Per il charter, la presenza di aree multiple è fondamentale: gruppi diversi possono convivere senza sovrapporsi, e il servizio può operare senza invadere l’esperienza.
Dal punto di vista tecnico, il comfort è una somma di dettagli: climatizzazione dimensionata (e correttamente canalizzata), insonorizzazione, gestione vibrazioni, qualità dei materassi e delle sellerie, bagni con ventilazione efficace, e una logica d’uso degli stivaggi. Anche la piattaforma bagno e i sistemi di varo tender contano: non sono “accessori”, sono la porta d’ingresso al lifestyle. Se l’accesso al mare è comodo e sicuro, la barca si vive di più. Se è macchinoso, diventa un oggetto da guardare.
Prestazioni in navigazione: comportamento, test, feedback di comandanti e periti
Un’analisi completa, idealmente, si fonda su test strumentali (velocità, consumi, rumorosità, tempi di planata, risposta al timone) e su feedback di professionisti. In assenza di una prova in mare “strumentata” in questa sede, è comunque possibile delineare il comportamento atteso in base alla categoria e alle scelte progettuali: un flybridge di 72 piedi, voluminoso, planante, con propulsione tradizionale, deve privilegiare stabilità direzionale, progressività in virata e un assetto gestibile tramite trim e flap senza eccessi.
Per il lettore non tecnico: “stabilità direzionale” significa che la barca tiene la rotta senza richiedere correzioni continue; “progressività” significa che in curva non sorprende con inclinazioni brusche o con perdite di aderenza idrodinamica. Qui incide molto anche la distribuzione dei pesi: una barca con tanti volumi sopra (fly) deve essere progettata con attenzione ai baricentri e alla rigidezza per evitare oscillazioni e risonanze. È in questi aspetti che si percepisce la maturità di un progetto.

Innovazione e ricerca: efficienza, emissioni, soluzioni di stabilità
Il settore sta spingendo verso tre direttrici: riduzione consumi, riduzione emissioni e comfort dinamico (stabilizzazione). Sulla fascia 70–80 piedi, l’ibrido puro è ancora meno diffuso rispetto ai superyacht, ma cresce l’adozione di sistemi “mild hybrid”, gestione intelligente dei carichi, batterie più capienti per hotel load e soluzioni che riducono ore di generatore in rada. Anche l’idrodinamica fa la sua parte: pulizia delle appendici, ottimizzazione eliche, riduzione resistenze accessorie.
La Majesty 72 si inserisce in questa transizione con un’impostazione pragmatica: non una rivoluzione, ma una piattaforma che può integrare tecnologie di comfort e gestione energia in modo coerente. La vera innovazione, in molti casi, è la qualità dell’integrazione: sistemi che “parlano tra loro”, diagnosi chiara, e una configurazione che riduce la complessità inutile. Nel luxury, l’innovazione che non aumenta affidabilità è spesso una promessa fragile.
Mercato e concorrenza: segmentazione, prezzi, trend e clientela
La Majesty 72 compete in uno dei segmenti più affollati e “sensibili” del mercato: i flybridge tra 70 e 75 piedi, dove i player europei (italiani e britannici in primis) hanno una tradizione fortissima e dove la scelta dell’armatore è spesso guidata da un mix di reputazione, rete di assistenza e valore di rivendita. In questo contesto, l’arma di Majesty è duplice: spazio percepito e value proposition. Chi entra in salone e sul fly tende a percepire una barca “più grande”, e questo è un vantaggio concreto nelle trattative.
I competitor diretti, per posizionamento e taglia, includono tipicamente famiglie note del Mediterraneo e del Nord Europa: modelli che puntano su performance, design italiano, oppure su finiture sartoriali e pedigree storico. La differenza si gioca su priorità: alcuni concorrenti offrono una sportività più marcata o soluzioni IPS per manovrabilità; altri puntano su una qualità artigianale estrema. La Majesty 72 risponde con un’impostazione più industriale e “globale”, spesso molto interessante per charter e per armatori che cercano un equilibrio tra prestigio e razionalità economica.
Clientela target: armatori privati, charter di lusso, società di gestione
Il cliente tipo della Majesty 72 è spesso un armatore che desidera un 22 metri “facile”, con spazi importanti per famiglia e ospiti, e con un comfort che renda piacevole sia la rada sia il trasferimento. In parallelo, c’è la clientela charter: qui contano cabine, bagni, aree esterne, e la capacità di offrire un’esperienza premium con un equipaggio contenuto. Infine, le società di gestione e rappresentanza apprezzano modelli con impianti robusti, documentazione chiara, e possibilità di configurazioni coerenti tra unità diverse (utile per flotta).

Risultati e riconoscimenti: presenza internazionale e attrattività commerciale
Nel luxury contemporaneo, i riconoscimenti contano, ma contano di più la continuità commerciale e la presenza nelle fiere chiave. Gulf Craft/Majesty ha costruito negli anni una visibilità importante in appuntamenti internazionali, aumentando la riconoscibilità del marchio e la percezione di solidità. Per il potenziale acquirente questo si traduce in un elemento pratico: più esposizione significa più mercato secondario, più interesse e, spesso, più facilità di rivendita in alcuni contesti.
Prospettive future: cosa racconta la Majesty 72 sulla direzione del settore
La Majesty 72 riflette tre tendenze che, con ogni probabilità, domineranno la prossima decade del mercato 70–80 piedi:
1) Più spazio “vendibile”: flybridge, beach area, apertura verso il mare. L’armatore vuole vivere fuori, e il charter vuole scenografie.
2) Tecnologia integrata ma invisibile: domotica e sistemi avanzati non come gadget, ma come strumenti di comfort e affidabilità. L’utente pretende semplicità, il tecnico pretende ordine.
3) Efficienza pragmatica: non necessariamente ibrido “di bandiera”, ma gestione intelligente dell’energia, stabilizzazione, soluzioni che riducono ore motore e stress d’impianto.
In questo senso, la Majesty 72 è un prodotto che sembra guardare al futuro con realismo: “lusso” come somma di comfort, facilità d’uso, silenzio, e spazi che migliorano la vita a bordo. È una definizione moderna e, soprattutto, sostenibile nel tempo.
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Scheda tecnica sintetica
- Modello: Majesty 72
- Tipologia: Motor yacht flybridge planante
- Categoria/Lunghezza classe: ~72 ft (circa 22 m)
- Architettura navale: carena planante in composito
- Costruzione: scafo e sovrastruttura in vetroresina/composito; ampie superfici vetrate panoramiche
- Layout tipico: 4 cabine ospiti (configurazioni variabili), zona equipaggio secondo allestimento
- Propulsione: doppio diesel (configurazioni variabili per mercato), trasmissione meccanica tradizionale
- Prestazioni attese: crociera alta tipica ~20–24 kn; velocità massima e consumi dipendono da motori, carico e condizioni
- Autonomia: variabile in base a serbatoi, profilo di navigazione e assetto (range maggiore a regimi economici)
- Sistemi di bordo: elettronica di navigazione integrata, gestione impianti e domotica (dotazioni/optional variabili)
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Conclusioni: posizionamento e giudizio tecnico finale
Se si cerca una sintesi professionale, la Majesty 72 è un flybridge che punta a massimizzare l’esperienza prima ancora della prestazione: volumi, luce, aree esterne e layout orientati alla fruizione. L’impostazione costruttiva e impiantistica appare coerente con un impiego reale e continuativo, con un approccio che privilegia robustezza e prevedibilità. Nel confronto con i concorrenti più “sportivi” o più “sartoriali”, la strategia è chiara: offrire una combinazione convincente di spazio, comfort e value proposition, con un’identità internazionale e una piattaforma pensata per armatori e charter.
In un mercato dove i 70 piedi rischiano di essere tutti simili nelle brochure, la differenza la fa la sostanza: accessibilità tecnica, razionalità del layout, comfort in rada e qualità dell’esperienza quotidiana. Ed è proprio qui che la Majesty 72 gioca le sue carte migliori: non come esercizio di stile fine a sé stesso, ma come progetto industriale maturo, centrato su ciò che davvero conta quando si vive il mare per giorni, non per una foto.



