Nel vocabolario della nautica contemporanea, “explorer” è un termine abusato quanto seducente. Troppo spesso viene ridotto a un’estetica — prua alta, murate importanti, aria da nave “da lavoro” — senza che dietro ci sia una vera ingegneria di missione. Un explorer autentico, invece, nasce da un pacchetto tecnico coerente: autonomia significativa, stabilità alle andature dislocanti, impianti dimensionati per uso continuativo, ergonomie per equipaggi ridotti, ridondanze di sicurezza, capacità di stivaggio e, soprattutto, un’architettura navale che privilegi efficienza e comfort dinamico rispetto alla sola velocità di punta.
Il Numarine 22XP si inserisce esattamente in questa scuola di pensiero: un 22,6 metri che ambisce a offrire “capacità da barca più grande” in un formato ancora gestibile, con un’impostazione che mette al centro autonomia, silenziosità, volumi e seaworthiness. È l’entry level della famiglia XP, ma non è un “piccolo” nel senso tradizionale: il baglio di 6 metri, le murate alte e la distribuzione su tre ponti disegnano un profilo da mini-expedition, più vicino alla logica del long-range che a quella del flybridge mediterraneo ad alte prestazioni.
Il suo valore, oggi, sta proprio nell’equilibrio: da un lato propone una configurazione full displacement votata al passaggio; dall’altro, per armatori che cercano trasferimenti più rapidi, esiste una variante con carena e potenze in grado di spingere la velocità verso numeri decisamente superiori. Due anime, un unico concept: l’explorer come piattaforma di libertà, non come semplice stile.

Profilo del cantiere: Numarine, dalla performance planante alla specializzazione explorer
Numarine nasce e cresce a Istanbul, in un contesto industriale che negli ultimi due decenni ha dimostrato una sorprendente capacità di scalare qualità e complessità costruttiva. La traiettoria del marchio è particolarmente interessante perché racconta un’evoluzione strategica netta: da costruttore di motoryacht plananti a brand fortemente focalizzato su yacht “da esplorazione” efficienti e voluminosi. Non è una scelta cosmetica, ma un riposizionamento che intercetta un trend di mercato chiaro: l’armatore moderno — anche nel lusso — chiede più autonomia, più comfort in navigazione, più fruibilità reale, spesso a scapito della velocità massima.
Un elemento-chiave della reputazione Numarine è la continuità della filiera progettuale. Il cantiere collabora stabilmente con Umberto Tagliavini per l’architettura navale e con Can Yalman per design esterno e interni. Questa costanza genera due benefici misurabili: coerenza tecnica (carene e pesi sviluppati su logiche evolutive, non per “salti” di moda) e riconoscibilità stilistica (finestrature, proporzioni, scelte di layout e gestione degli spazi coerenti su tutta la gamma).
Dal punto di vista manageriale, il cantiere ha comunicato un passaggio significativo con la nomina, a dicembre 2025, di Patrik von Sydow come CEO. In termini industriali è un segnale chiaro: consolidare processi, accelerare lo sviluppo di prodotto e rafforzare l’impronta internazionale, mantenendo la reputazione di cantiere orientato a efficienza, innovazione e cura artigianale. Per un modello come il 22XP, ciò si traduce in un posizionamento più robusto nel medio periodo: assistenza globale, standardizzazione intelligente dove serve, e personalizzazione dove crea valore.

Architettura navale e dimensionamento: numeri che spiegano la filosofia
Dimensioni principali e architettura generale
Le specifiche principali del 22XP delineano subito l’impostazione “seria” del progetto. La lunghezza fuori tutto è 22,6 m con baglio 6,0 m e pescaggio 1,84 m; il dislocamento a pieno carico è 62 t. Sono numeri coerenti con un’imbarcazione che vuole offrire comfort e stabilità: un baglio generoso riduce rollio e aumenta i volumi interni; un dislocamento importante (per la classe) aiuta la barca a “tagliare” il mare con una risposta più composta, a patto che la distribuzione dei pesi sia calibrata.
La carena, in configurazione dislocante, è pensata per lavorare nel suo campo naturale: 8–10 nodi come velocità di passaggio, con consumi e rumorosità ottimizzati. La presenza di murate alte e camminamenti laterali protetti non è solo design: è sicurezza operativa, soprattutto in navigazioni con mare formato, quando la barca deve restare fruibile senza trasformare ogni movimento sul ponte in un esercizio acrobatico.
Scheda tecnica sintetica
- Lunghezza f.t.: 22,6 m
- Baglio: 6,00 m
- Pescaggio: 1,84 m
- Dislocamento pieno carico: 62 t
- Carburante: 6.000 L
- Acqua dolce: 1.100 L
- Acque nere: 750 L
- Motori (versione dislocante): 2 × Cummins QSB 6.7 da 425 hp
- Motori (versione planante): 2 × MAN V8 da 1.200 hp (opzione ad alte prestazioni)
- Velocità max (dislocante): circa 12,5–13 kn
- Velocità max (planante): circa 25 kn
- Autonomia dichiarata (dislocante): 1.200 nm a 8 kn (con possibilità di valori superiori in assetti ottimizzati)

Due scafi, due missioni: dislocante e planante
La scelta più intelligente del 22XP è offrire la barca in due versioni sostanzialmente diverse sotto il profilo idrodinamico. La dislocante privilegia efficienza e comfort su rotte lunghe; la planante asseconda un armamento più orientato a trasferimenti rapidi e a una fruizione “multi-bay” tipica del Mediterraneo o della costa americana.
In termini tecnici, la dislocante lavora sull’abbattimento della resistenza residua alle basse velocità, anche grazie a soluzioni come un bulbo prodiero (dove presente nella specifica), mentre la planante adotta geometrie più piatte e accorgimenti come spray rails per sostenere portanza dinamica e ridurre la bagnatura. Il risultato, per l’armatore, è una scelta di “profilo operativo” chiara e non ambigua: passage-making contro fast cruising. E poterlo fare sullo stesso modello, con identità estetica condivisa, è un vantaggio commerciale notevole.
Materiali e costruzione: composito evoluto, rigidità e comfort acustico
Il 22XP è realizzato in composito FRP/GRP, soluzione che in questa taglia consente un bilanciamento ottimale tra massa, prestazioni e manutenzione. Ma “vetroresina” è un termine troppo generico: ciò che conta è il processo e il controllo qualità. Numarine dichiara l’adozione di processi a stampo chiuso e tecniche di laminazione evolute, mirate a ottenere ripetibilità, rapporto fibra/resina più efficiente e minori difetti strutturali.
Dal punto di vista ingegneristico, il composito moderno lavora per “sistemi”: carena, paratie, longheroni e controstampate cooperano per formare una scatola rigida capace di limitare flessioni e vibrazioni. È qui che nasce parte del comfort percepito: una barca che non “lavora” strutturalmente in modo eccessivo è più silenziosa e più stabile al variare del carico. In parallelo, l’isolamento acustico e la cura dell’installazione impianti (passaggi, supporti antivibranti, gestione delle tubazioni) determinano la differenza tra un long-range piacevole e un long-range faticoso.
Per gli interni, la filosofia tipica dei cantieri orientati al charter e al lungo periodo privilegia finiture pregiate ma anche durabilità e manutenzione: superfici facili da gestire, ferramenta di qualità, pannellature ispezionabili e accessi tecnici razionali. È un aspetto meno “instagrammabile”, ma decisivo per la qualità reale.

Motorizzazioni, propulsione e trasmissione: efficienza o velocità, senza mezze misure
Versione dislocante: Cummins QSB 6.7 425 hp e curva consumi “da passaggio”
La configurazione dislocante utilizza due Cummins QSB 6.7 da 425 hp. È una scelta coerente: potenze non eccessive, regime di lavoro favorevole, affidabilità e rete di assistenza globale. L’obiettivo non è “spingere” la barca oltre il suo limite idrodinamico, ma farla lavorare nel punto di massimo rendimento.
La differenza tra un long-range credibile e uno solo dichiarato si legge nella curva consumi. In prove pubblicate dalla stampa internazionale, a piena manetta il consumo complessivo può arrivare a circa 81 L/h, ma riducendo a 10 nodi scende intorno a 39 L/h, e a 8 nodi cala ulteriormente intorno a 21 L/h. Tradotto: il 22XP “premia” l’armatore che accetta la logica del passaggio. Con 6.000 litri di gasolio, l’autonomia teorica diventa importante; nella pratica, i numeri credibili dipendono da riserve, mare, carico, uso del generatore e stato carena, ma l’ordine di grandezza resta: si parla di navigazioni che non sono più costiere.
Versione planante: MAN V8 1.200 hp, 25 nodi e range “da trasferimento rapido”
Per chi vive la barca come “hub di baie” e non come piattaforma di attraversamento, la versione planante cambia le regole del gioco. Con due MAN V8 da 1.200 hp la velocità massima può arrivare a circa 25 nodi, mentre una crociera veloce intorno ai 20 nodi consente un’autonomia stimata nell’ordine di qualche centinaio di miglia (con riserva). Qui il trade-off è evidente: velocità e tempi di trasferimento migliorano drasticamente, ma la logica di consumo e range si sposta su un profilo più “classico” da yacht performante.
La cosa interessante è che Numarine non “mischia” le carte: offre due barche concettualmente diverse, entrambe coerenti. E questa coerenza è un segno di maturità progettuale: meglio due soluzioni ottimizzate che una via di mezzo non eccellente in nulla.

Prestazioni: velocità, autonomia, consumi e comfort dinamico
Parlare di prestazioni su un explorer significa cambiare metrica. La velocità massima è un dato utile, ma non è il dato chiave. Il dato che conta davvero è la velocità di crociera “efficiente”, cioè il punto in cui consumi, rumorosità e comfort si allineano con l’idea di restare in mare a lungo senza stressare equipaggio e ospiti.
Nella versione dislocante, la crociera economica a 8 nodi è la “zona d’oro”: consumi ridotti, rumore più contenuto, minori vibrazioni e un passo più gentile sull’onda. Salendo verso 10–11 nodi si ottiene un buon compromesso per accorciare i tempi senza entrare nella parte ripida della curva di resistenza. Oltre, il rapporto miglia/litro inizia a peggiorare sensibilmente, come accade su tutte le dislocanti che cercano di “superare” il proprio limite naturale.
La versione planante, al contrario, si giudica su parametri tipici di un fast cruiser: capacità di mantenere 18–22 nodi, assetto, asciutto di coperta, e tenuta in virata. È una barca diversa per filosofia, ma con il vantaggio di mantenere volumi e impostazione explorer.
Plancia e sistemi di bordo: elettronica, domotica e navigazione pensate per uso continuativo
Su un long-range, l’elettronica non è “accessorio”: è infrastruttura. Il 22XP nasce con una timoneria completa, visibilità estesa e un’impostazione da barca che deve poter fare ore e ore di navigazione senza affaticare. La plancia, tipicamente, adotta display multifunzione, integrazione radar, AIS, autopilota e sensori di profondità, con configurazioni personalizzabili. Il punto non è la presenza del brand elettronico (che varia con allestimento), ma la qualità dell’integrazione e la logica dei comandi: meno ridondanza caotica, più chiarezza operativa.

La domotica, nel segmento luxury, diventa un “sistema nervoso”: luci, climatizzazione, audiovisivi, gestione tende e scenari. Ma su un explorer c’è una differenza sostanziale: questi sistemi devono essere robusti e service-friendly, con interfacce comprensibili e possibilità di bypass manuali. Un buon long-range non deve diventare fragile quando un modulo domotico decide di fare i capricci lontano da un porto attrezzato.
Altrettanto importante è la gestione energetica: capacità di batterie servizi, dimensionamento generatori, caricabatterie, inverter, e logica di ventilazione e condizionamento. È qui che si gioca parte del comfort in rada e in navigazione lenta: silenzio, autonomia elettrica e stabilità termica.
Design, architettura degli spazi e layout: firme stilistiche e layout “da barca più grande”
Esterni: explorer contemporaneo, non militare
Il 22XP evita l’effetto “workboat travestito” e propone un explorer contemporaneo: linee tese, volumi pieni ma ben bilanciati, superfici vetrate importanti che alleggeriscono la massa. La prua alta e la protezione laterale comunicano robustezza, mentre il disegno delle finestrature e dei tagli scafo cerca eleganza più che aggressività. È un equilibrio delicato: se l’explorer diventa troppo “tecnico”, perde appeal nel luxury; se diventa troppo “yacht”, perde credibilità come long-range. Qui l’ago della bilancia è posizionato con intelligenza.

Interni: luce naturale, volumi e vivibilità
Il layout tipico propone configurazioni a 3 o 4 cabine, con guest e VIP spesso posizionate a centro barca per massimizzare stabilità e comfort al rollio. È una scelta ingegneristica prima che alberghiera: la zona centrale è quella con minori accelerazioni, quindi più adatta a cabine destinate a ospiti che non vogliono “sentire” la navigazione. Le finestrature ampie, quando ben progettate strutturalmente, trasformano la percezione dello spazio: il 22XP lavora molto su questo aspetto, portando luce e “orizzonte” dentro volumi che, per definizione, su un 22 metri potrebbero risultare compressi.
La cucina (galley) e i percorsi interni rispecchiano la filosofia explorer: spazi pratici, stivaggio, superfici di lavoro, e una gestione della convivialità che non sacrifichi l’operatività. In altre parole: un ambiente bello, ma anche “usabile” per davvero.
Layout



Innovazione e ricerca: stabilizzazione, efficienza e la direzione (inevitabile) verso l’ibrido
Su un 22 metri, la parola “innovazione” deve essere concreta, non slogan. Il 22XP interpreta l’innovazione soprattutto come ottimizzazione di sistema: carena efficiente, impianti ordinati, stabilizzazione avanzata, riduzione di rumorosità e vibrazioni, e attenzione ai consumi reali. Sono innovazioni meno “scenografiche” di un propulsore futuristico, ma molto più determinanti per l’esperienza quotidiana.
Un capitolo importante è la stabilizzazione. La presenza di pinne stabilizzatrici con funzione anche a bassa velocità o a “zero speed” — quando previste nell’allestimento — cambia l’uso della barca: rada più confortevole, meno affaticamento, più qualità del sonno e migliore fruibilità degli spazi. Su un explorer, la stabilizzazione non è lusso: è parte dell’equazione di vivibilità.

Quanto alla propulsione ibrida o elettrica, il 22XP non nasce come full hybrid di serie, ma la direzione del settore è chiara: riduzione emissioni in rada, ottimizzazione della gestione energetica, sistemi di recupero e batterie più capienti. Il punto, per un cantiere, è integrare queste tecnologie senza compromettere affidabilità e serviceability. La via più realistica, in questa taglia, è un’ibridazione “soft” o un pacchetto energia evoluto (batterie + inverter + gestione intelligente), che consenta ore di silenzio in rada e minor uso del generatore, lasciando il diesel come soluzione primaria per la navigazione di lungo corso.
Vita a bordo e comfort: cabine, spazi comuni e qualità dell’esperienza
La barca è pensata per una clientela che vuole restare a bordo a lungo. Questo richiede un’attenzione specifica: stivaggi veri, passaggi comodi, bagni ben dimensionati, ventilazione e climatizzazione capaci di lavorare in modo stabile in condizioni diverse. La scelta di posizionare le cabine ospiti in aree più “dolci” dal punto di vista dinamico è un plus reale, così come la disponibilità di diverse configurazioni per adattare la barca a un uso privato o charter.
Gli spazi comuni devono bilanciare due funzioni: convivialità e operatività. Un salone luminoso e ben connesso alle aree esterne invita alla vita diurna; una cucina funzionale e razionale sostiene la vita “da crociera”; una timoneria ergonomica protegge il comandante dalla fatica. È l’insieme che fa la differenza: un explorer non deve solo essere bello all’arrivo in porto, ma facile da vivere ogni giorno.

Prestazioni in navigazione: sensazioni, feedback e cosa significa davvero “seaworthy”
La “seaworthiness” non è un concetto astratto: è la capacità di mantenere comfort e controllo quando le condizioni peggiorano, senza costringere a riduzioni eccessive o a rotte troppo conservative. Su un dislocante come il 22XP, contano la risposta sull’onda, la progressività del rollio, la stabilità di rotta e l’assenza di vibrazioni strutturali percepibili. Qui entrano in gioco: rigidità globale, isolamento, installazione motori e trasmissioni, oltre alla qualità della stabilizzazione.
Le prove pubblicate dalla stampa di settore evidenziano un comportamento coerente con la missione: la barca “lavora bene” nel suo range, e i consumi a 8 nodi sono la chiave per trasformare il 22XP in un mezzo da passaggio. È anche un invito culturale: chi sceglie questa barca deve apprezzare l’arte della rotta, non l’ansia della velocità.
Nella versione planante, il discorso cambia: si giudica l’assetto ad alte velocità, la capacità di restare asciutta e la qualità della timoneria. Ma anche qui l’elemento explorer resta: murate protettive, volumi e una sensazione di solidità che non sempre si trova nei fast cruiser tradizionali.

Mercato e concorrenza: posizionamento, competitor diretti e trend del segmento
Segmento e logica di prezzo
Il 22XP si colloca nel segmento dei 22–24 metri “SUV/explorer”, una fascia dove la domanda è in crescita perché offre un compromesso interessante: dimensioni ancora gestibili (anche con equipaggio ridotto), costi operativi inferiori rispetto a 30+ metri, ma un’esperienza di bordo vicina a classi superiori. Il prezzo varia in base ad allestimenti, optional, versioni e mercati, ma il posizionamento è da prodotto premium, con una forte componente di personalizzazione.
Competitor diretti: dove vince e dove deve convincere
Tra i concorrenti che si incrociano spesso nelle shortlist internazionali compaiono modelli come Sanlorenzo SX76, Horizon FD75, Gulf Craft Nomad 75 SUV e, per filosofia più “design-driven”, il Wally wallywhy150. Ognuno interpreta il tema “crossover” in modo diverso: la SX76 lavora su un linguaggio architettonico da “casa sul mare” con soluzioni di volumi e terrazze; Horizon FD75 privilegia l’efficienza e la qualità costruttiva su piattaforme mature; Nomad 75 spinge sull’anima expedition/SUV con un rapporto value spesso competitivo; Wally porta una visione più radicale e contemporanea degli spazi.
Dove il 22XP gioca bene le sue carte è nella coerenza long-range della versione dislocante e nel family feeling XP, che lo rende “il piccolo di una famiglia” e non un modello isolato. È un vantaggio di percezione e di sostanza: chi compra un 22XP entra in un ecosistema. Dove deve convincere, invece, è nella capacità di dimostrare — dati alla mano — che il comfort e la silenziosità promessi siano replicabili su unità diverse e su allestimenti differenti: una sfida tipica di un prodotto che punta molto su qualità percepita e ingegneria di dettaglio.

Trend: l’explorer come nuova normalità del lusso
Il trend è chiaro: cresce l’interesse per yacht che permettano itinerari lunghi, permanenze prolungate e un rapporto più “consapevole” con il mare. In parallelo, la pressione su emissioni e rumorosità spinge verso soluzioni di energia più evolute e una maggiore attenzione a stabilizzazione e comfort. Il 22XP si inserisce bene in questo scenario perché nasce già con una logica efficiente e può evolvere, nel tempo, verso pacchetti energetici più sofisticati senza snaturarsi.
Clientela target: privati, charter di lusso e società di rappresentanza
Il profilo dell’armatore ideale del 22XP è duplice. Da un lato, il privato evoluto che vuole una barca “di sostanza”, capace di trasferimenti importanti e di una vita a bordo non limitata al weekend. Dall’altro, l’operatore charter di alto livello che cerca un prodotto distintivo: l’estetica explorer è molto richiesta, e la promessa di volumi superiori alla media in 22–23 metri aiuta a massimizzare appeal e tasso di occupazione.
Esiste anche un terzo profilo, più discreto ma concreto: le società di rappresentanza e i family office che gestiscono flotte o asset nautici come “hospitality platform”. Per loro conta la manutenibilità, l’affidabilità e la reputazione del cantiere: un explorer ben progettato è un investimento che si difende meglio nel tempo.
Risultati, riconoscimenti e presenza alle fiere
Il 22XP è stato presentato come novità e ha avuto visibilità in eventi di riferimento, a partire dalle grandi fiere europee. Nel contesto della gamma XP, Numarine ha comunicato numeri importanti su modelli maggiori (unità multiple in acqua su 26XP e 37XP), segnali che rafforzano la credibilità del “DNA di famiglia” su cui anche il 22XP si appoggia. Per un potenziale acquirente, questo è rilevante: un modello entry-level è più rassicurante quando nasce da una serie già consolidata e riconosciuta dal mercato.
Quanto ai premi, nel segmento explorer spesso contano non solo i trophy, ma le nomination e la presenza costante nelle shortlist e nelle review internazionali: sono indicatori di attenzione del settore e di una reputazione in crescita. Numarine, in generale, registra una frequenza di riconoscimenti e candidature che aiuta a sostenere l’immagine premium e la desiderabilità nel mercato dell’usato.
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Prospettive future: cosa racconta il 22XP della direzione del cantiere (e del settore)
Il 22XP è, in sostanza, un manifesto compatto. Dice che l’explorer non è più un oggetto di nicchia, ma una delle forme più mature del lusso nautico contemporaneo. Dice che efficienza e comfort possono essere desiderabili quanto la velocità, e che la barca “che ti porta lontano” è tornata a essere un simbolo forte. E dice anche che i cantieri che sapranno coniugare industrializzazione intelligente e personalizzazione saranno quelli che domineranno il prossimo ciclo di mercato.
Nel medio periodo, è ragionevole aspettarsi un’evoluzione dei pacchetti energetici (più autonomia elettrica in rada, gestione smart dei carichi, soluzioni ibride dove tecnicamente sostenibili) e un affinamento continuo su silenziosità, vibrazioni e stabilizzazione. Il 22XP, proprio perché nasce già con un’impostazione efficiente e long-range, è ben posizionato per assorbire questi sviluppi senza dover cambiare identità.
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Conclusioni: posizionamento e giudizio tecnico
Il Numarine 22XP è convincente perché è coerente. Nella versione dislocante, è un entry-level solo per lunghezza: per filosofia è un vero long-range, con numeri dimensionali e volumi che lo avvicinano a classi superiori e con una curva consumi che premia la navigazione intelligente. Nella versione planante, offre un’alternativa credibile per chi vuole la stessa estetica explorer e gli stessi spazi, ma con tempi di trasferimento “da Mediterraneo”.
Dal punto di vista dell’analista tecnico, i punti di forza sono chiari: baglio generoso, impostazione di sicurezza e fruibilità esterna, layout pensato per comfort dinamico, attenzione alla vivibilità e possibilità di scegliere tra due profili di missione senza compromessi eccessivi. Il punto cruciale, come sempre in questo segmento, è verificare allestimento e dettagli impiantistici dell’unità specifica: isolamento, accessi, qualità installazioni e gestione energetica determinano la differenza tra una buona barca e una grande barca.
In definitiva, il 22XP occupa uno spazio sempre più richiesto: quello del luxury explorer compatto che non rinuncia a credenziali tecniche. È una barca per armatori che non cercano semplicemente un oggetto da esibire, ma uno strumento raffinato per vivere il mare con un’idea più ampia di libertà.



