Nel panorama degli express cruiser di alta gamma, il Pardo GT75 rappresenta un passaggio di scala e di maturità progettuale: non è soltanto la nuova ammiraglia della serie GT, ma un manifesto tecnico che fonde volumi da superyacht, ergonomia da “weekender evoluto” e una piattaforma propulsiva pensata per essere semplice da governare anche con equipaggio ridotto. Il risultato è uno yacht di quasi 23 metri che interpreta la crociera veloce in chiave contemporanea: baricentro visivo basso, rapporto indoor/outdoor spinto, beach area estesa e una carena ottimizzata per lavorare in simbiosi con l’architettura Volvo Penta IPS.
Questa recensione tecnica analizza il GT75 come farebbe un perito di bordo: non solo “com’è fatto”, ma perché è stato fatto così, quali compromessi ingegneristici sottende e dove si colloca rispetto ai concorrenti diretti nel segmento 70–80 piedi.

Profilo del cantiere: Cantiere del Pardo, cultura della carena e industrializzazione “di qualità”
Origini e DNA tecnico
Cantiere del Pardo nasce nel 1973 con una vocazione chiara: costruire scafi capaci di coniugare prestazione e fruibilità, tradizione che si è consolidata nel mondo della vela (Grand Soleil) prima di estendersi in modo strutturato al motore con la nascita e l’espansione del brand Pardo Yachts. Questo passaggio non è un semplice “cambio di categoria”: è l’applicazione al motore di un know-how tipico dei cantieri che crescono con la vela, dove la relazione tra carena, pesi, rigidità e comportamento sul mare è parte integrante del processo progettuale.
Filosofia costruttiva e reputazione di mercato
La reputazione del cantiere si fonda su tre pilastri: identità stilistica riconoscibile (prua inversa, linee tese, sovrastrutture “basse”), qualità percepita (finiture, materiali, dettagli di carpenteria) e un’impostazione industriale che consente personalizzazione senza perdere il controllo dei processi. Nel GT75 questo approccio diventa evidente: il modello è offerto con più layout e soluzioni alternative importanti (galley up/galley down, 2–4 cabine), ma entro una piattaforma tecnica stabile, studiata per garantire ripetibilità e standard qualitativi omogenei.
Architettura navale e design: tre firme, un unico obiettivo funzionale
Chi firma cosa
Il GT75 nasce da un concept di Cantiere del Pardo, con architettura navale di Zuccheri Yacht Design e interior/exterior design di Nauta Design. Questa tripla firma non è una semplice etichetta: è la suddivisione razionale di competenze tra chi ottimizza la carena e l’integrazione propulsiva, e chi governa la qualità dello spazio, la luce e l’ergonomia dell’abitare.
Family feeling Pardo, ma con scala “superyacht”
Gli elementi stilistici chiave (prua inversa, parabrezza negativo, profilo filante e basso) non sono meri esercizi estetici: riducono l’impatto della sovrastruttura, abbassano la “massa visiva” e contribuiscono a quella sensazione tipica Pardo di vicinanza continua al mare. In parallelo, il layout walkaround è reinterpretato su 23 metri come soluzione di sicurezza e comodità: non solo “per passeggiare”, ma per distribuire correttamente i flussi tra lounge di prua, cockpit e area poppiera, evitando colli di bottiglia durante vita di bordo e manovre.

Scheda tecnica sintetica (dati principali)
- Lunghezza fuori tutto (LOA): 22,85 m
- Baglio massimo: 5,99 m
- Dislocamento: 48,3 t
- Serbatoio carburante: 4.300 l
- Serbatoio acqua: 1.100 l
- Motorizzazione standard: 3 × Volvo Penta IPS 1050
- Motorizzazione optional: 3 × Volvo Penta IPS 1350
- Layout disponibili: 5 configurazioni; standard Galley Up 3 cabine/3 bagni (+ crew)
- Posti letto: 4–8 (+ 2 crew)
- Persone trasportabili (CE): B20 / C24
Nota: il pescaggio può variare con carichi e configurazioni; alcune comunicazioni di settore indicano valori nell’intorno di 1,65 m.
Dimensioni e architettura: come si “disegnano” 6 metri di baglio senza perdere sportività
Il baglio: stabilità, volumi e cinematica degli spazi
Un baglio di 5,99 metri su 22,85 m di LOA è una scelta che impatta direttamente su tre aspetti: stabilità, abitabilità e gestione dei pesi. La stabilità iniziale beneficia della larghezza, con un contributo evidente al comfort a velocità dislocanti e in rada; l’abitabilità si traduce in una suite armatoriale a tutto baglio realmente “superyacht oriented”; la gestione dei pesi richiede però un controllo accurato delle masse alte (hard-top, vetrate, arredi) per non penalizzare il comportamento dinamico alle andature plananti.
Sovrastruttura bassa: aerodinamica e baricentro visivo
L’assenza di un flybridge “classico” non è solo una scelta di stile. Tecnicamente significa: minor superficie esposta (vento al traverso in manovra), minor peso in alto e possibilità di avere un main deck più continuo, dove le aperture laterali e il roof semi-open portano aria e luce senza costruire “torri” sopra la linea di cintura. Ne beneficia la guida: trim più neutro, minori variazioni d’assetto e una sensazione di yacht compatto rispetto alla dimensione reale.

Materiali e costruzione: composito GRP e cura del dettaglio “da cantiere italiano”
Scafo e sovrastruttura
Nel segmento, la soluzione più razionale resta il composito in vetroresina/GRP, con stratificazioni e rinforzi calibrati per rigidità torsionale e smorzamento vibrazionale. Diverse banche dati di settore classificano il GT75 come costruzione in fiberglass/GRP, coerente con la missione del modello: prestazione, finitura, manutenzione gestibile e durabilità nel charter di lusso.
Il punto cruciale, qui, non è tanto “di che materiale è fatto”, ma come viene controllata la qualità: planarità delle superfici, incollaggi strutturali, isolamento acustico in sala macchine e cura delle aree tecniche (accessibilità, etichettatura, passaggi impianti). Sono aspetti che determinano la differenza tra un 75 piedi “bello in fiera” e un 75 piedi solido dopo 500 ore di moto.
Interni: essenze, tattilità, manutenzione
Il linguaggio Nauta privilegia toni chiari, superfici leggibili e una percezione di volume amplificata. L’approccio più riuscito del GT75 è l’equilibrio tra calore materico (essenze, boiserie, tessuti) e praticità (spigoli protetti, aree di calpestio, rivestimenti lavabili, ferramenta robusta). È qui che si misura la reale vocazione del modello: non solo “yacht da show”, ma piattaforma per crociere lunghe e utilizzo intensivo.

Propulsione e trasmissione: la scelta della tripla IPS come architettura di controllo
Perché tre IPS (e cosa comporta)
La configurazione 3 × Volvo Penta IPS è un statement tecnico: non si cerca soltanto potenza, ma controllo. Con tre linee d’asse IPS si ottengono: maggiore ridondanza, spinta più modulabile, accelerazioni pronte e una manovrabilità che, su 23 metri, cambia radicalmente l’esperienza dell’armatore. Il GT75 nasce con IPS 1050 di serie e IPS 1350 in opzione, coerentemente con una missione “GT”: crociera veloce, trasferimenti rapidi, e ingresso in porto senza stress grazie a joystick e logiche integrate.
Sala macchine e manutenzione
Su un IPS triplo, la qualità dell’installazione si valuta su: accessi ai filtri, spazio per service cinghie e impianti, ventilazione, insonorizzazione e pulizia dei passaggi. Un elemento rilevante emerso da prove e comunicazioni tecniche è la predisposizione della sala macchine per accogliere un sistema ibrido: non significa che l’ibrido sia già installato, ma che lo yacht è impostato per non dover “stravolgere” la piattaforma in un secondo momento.
Sistemi di bordo: elettronica, integrazione e domotica “realistica”
Navigazione e plancia
La plancia del GT75 è pensata come “centro di comando” vero: tre sedute e grandi display, in un contesto vetrato che privilegia la visibilità di manovra. La filosofia moderna non è aggiungere strumenti, ma integrare funzioni: navigazione, controllo propulsione IPS, gestione allarmi, monitoraggio serbatoi e impianti in un’unica architettura coerente. Nella pratica, l’armatore evoluto cerca due cose: interfacce leggibili e riduzione del carico cognitivo quando mare e traffico aumentano.

Domotica e gestione impianti
Su un 75 piedi contemporaneo la domotica non è un giocattolo, ma uno strumento per governare carichi elettrici, climatizzazione, luci e utenze in modo efficiente. L’approccio “giusto” è modulare: sistemi robusti, scenari semplici (notte, navigazione, rada), diagnostica chiara. Il GT75, con la sua vocazione anche charter, deve garantire affidabilità prima ancora di stupire con effetti speciali.
Prestazioni, consumi, autonomia: numeri credibili e cosa significano davvero
Velocità: la differenza tra “dichiarato” e “misurato”
Con tripla IPS 1350, prove in mare riportano una velocità registrata di circa 34,2 nodi in condizioni non ideali, con indicazioni che lo yacht può avvicinare 37 nodi a carena e propulsori perfettamente puliti. In parallelo, alcune review di mercato collocano la punta massima potenziale fino a circa 38 nodi nella migliore configurazione e assetto. L’interpretazione corretta, da tecnico, è questa: il GT75 è un 23 metri che riesce a planare “piatto” e a mantenere un comportamento composto, più che inseguire record assoluti.
Crociera ed efficienza: il dato chiave è “litri per miglio”
Il dato più significativo emerso dalle prove non è la punta, ma l’efficienza a crociera: a circa 20 nodi, si riportano consumi nell’ordine di ~11 litri per miglio nautico (equivalenti, in alcune tabelle, a ~3,0 gal/nm), valore notevole per un’imbarcazione che in prova risultava anche più pesante del dislocamento “di targa”. Per l’armatore, questo si traduce in una crociera veloce utilizzabile senza percepire la barca come “assetata” in modo sproporzionato.
Autonomia: la sorpresa è la navigazione dislocante
Il GT75 non è un trawler, ma sa “stare” in dislocamento: intorno ai 12 nodi alcune prove indicano autonomie che possono arrivare a circa 700 miglia nautiche, con un comfort acustico elevato e una sensazione di marcia “superyacht-like”. È un punto strategico: consente trasferimenti lunghi, anche notturni, senza trasformare lo yacht in un oggetto monouso da 30+ nodi.

Abitabilità, vita a bordo e layout: cinque configurazioni, un’unica logica di fruizione
Galley Up vs Galley Down: scelta di “filosofia d’uso”
La scelta tra galley up e galley down non riguarda solo la cucina: definisce la sociabilità. Con galley up, il ponte principale diventa il cuore conviviale, con pranzi e preparazioni integrate alla vita in salone e cockpit. Con galley down, la cucina scende sul ponte inferiore e il main deck si libera, trasformandosi in un grande lounge panoramico: soluzione ideale quando si opera con crew, perché separa in modo naturale le attività “di servizio” dall’esperienza degli ospiti.
Cabine: la suite armatoriale come benchmark di categoria
Il baglio di quasi 6 metri consente una suite armatoriale a tutto baglio che è, tecnicamente, uno dei punti forti del progetto: ampiezza percepita, distribuzione razionale dei volumi, luce naturale e possibilità di integrare vanity/scrittoio e armadiature senza sacrificare il passaggio. Le configurazioni arrivano fino a quattro cabine (in specifiche combinazioni), con bagni dedicati e una cabina equipaggio separata, elemento che sposta lo yacht verso una fruizione “semi-professionale” (charter di lusso, gestione stagionale, trasferimenti lunghi).

Spazi comuni: continuità, luce, ventilazione
Il main deck lavora per sottrazione: grandi aperture, porte scorrevoli, vetrate e roof apribile per ottenere un ambiente che cambia natura in base al meteo. Chiuso, diventa un hard-top protettivo, adatto anche a crociere invernali; aperto, si comporta come un grande open di lusso. È un’impostazione coerente con il mercato attuale: l’armatore non vuole scegliere tra “barca estiva” e “barca quattro stagioni”, ma desidera un progetto che sappia fare entrambe le cose con credibilità.
Layout


Outdoor engineering: beach club, murate abbattibili e trasformabilità “da superyacht”
Pozzetto poppiero: gerarchia degli spazi
La poppa è progettata come un sistema a livelli: prendisole importante, sedute, e una transizione verso l’acqua che può diventare un beach club a tutti gli effetti. Il dettaglio ingegneristico più rilevante è la combinazione tra murate abbattibili e piattaforma/transformer: aumenta la superficie utile, migliora la fruibilità in rada e riduce la distanza psicologica dal mare, che su barche di questa taglia può diventare un limite se non gestita bene.

Garage tender: logica e compromessi
La presenza del garage tender, accessibile con sollevamento elettrico del prendisole, è una dotazione tipica di progetti “oltre i 70 piedi” e sposta l’asticella della percezione premium. Il compromesso è noto: volumi tecnici e pesi a poppa devono essere controllati per non penalizzare assetto e rumorosità. Quando l’integrazione è corretta, però, il vantaggio operativo è enorme: tender protetto, coperta più pulita e maggiore sicurezza in navigazione.
Comportamento in mare: manovrabilità, comfort e “facilità” da GT moderna
Planata e assetto
Uno dei segnali più interessanti riportati nelle prove è la capacità del GT75 di andare in planata senza variazioni marcate di trim: in termini tecnici, indica una corretta combinazione tra geometrie di carena, distribuzione dei pesi e spinta IPS. Per l’armatore significa una guida più naturale, minore necessità di “correzioni” e un comfort superiore per gli ospiti seduti nelle aree lounge.
Virata e controllo
La tripla IPS non serve solo a parcheggiare bene: in navigazione migliora la sensazione di controllo, con una risposta pronta e una virata gestibile senza “inerzie da barca grande”. Il punto non è fare numeri da sportboat, ma mantenere un’impostazione sicura e prevedibile anche quando si chiede allo scafo di lavorare.
Rumore e vibrazioni
Nel segmento luxury, la prestazione è credibile solo se accompagnata da comfort acustico. Alcune prove descrivono emissioni sonore contenute e una marcia “morbida” sull’onda: ciò dipende da insonorizzazioni, supporti, qualità di installazione e rigidità generale. In altre parole: è qui che si vede se il cantiere ha ragionato da “costruttore di yacht”, non solo da “produttore di barche”.
Innovazione e ricerca: ibrido “ready”, efficienza e sostenibilità applicata
Predisposizione ibrida: cosa significa davvero
La dicitura “hybrid ready” va interpretata correttamente: non è marketing se comporta spazi, passaggi impiantistici e logiche di integrazione già considerate in progettazione. Nel GT75, diverse fonti tecniche indicano una sala macchine predisposta a ospitare un sistema ibrido in futuro, con l’obiettivo di ridurre impatto ambientale e migliorare l’esperienza in rada (silenzio, gestione carichi, manovre a basse emissioni). È una direzione coerente con il trend di settore: non necessariamente full electric, ma ibridazione intelligente dove porta benefici reali.
Riduzione consumi: la via più efficace è l’ottimizzazione di carena e propulsione
Prima di inseguire soluzioni estreme, la nautica sta tornando a una verità ingegneristica: la sostenibilità si guadagna con carene efficienti, propulsioni ben integrate e peso controllato. Il GT75 sembra muoversi in questa direzione: buoni numeri a 20 nodi e capacità di crociera dislocante efficiente. In un 23 metri, è spesso più “verde” un progetto che consuma meno a parità di missione, rispetto a un progetto che aggiunge tecnologie senza ottimizzazione di base.

Mercato, concorrenza e posizionamento: dove si colloca davvero il GT75
Segmento e clientela target
Il GT75 parla a tre tipologie di cliente: armatore privato che desidera una barca da crociera veloce con forte outdoor living; charter di lusso che necessita layout flessibili e appeal estetico immediato; società di rappresentanza che richiede un prodotto riconoscibile, “instagrammabile”, ma anche affidabile e gestibile in operatività. La forza del modello è la versatilità di configurazione senza perdere coerenza di progetto.
Competitor diretti: tre filosofie a confronto
Riva 76’ Perseo Super interpreta il 76 piedi come sport-fly di lusso, con prestazioni dichiarate fino a circa 37 nodi in configurazioni specifiche e un’impostazione stilistica molto “Riva”, più iconica e formale.
Sunseeker Predator 74 XPS è un performance yacht britannico che si muove su top speed nell’intorno dei 38–40 nodi a seconda delle motorizzazioni, con un approccio più “muscolare” e un layout tipicamente Predator.
Pershing 7X appartiene a un mondo diverso: è l’iper-performante, con velocità che possono arrivare a circa 50 nodi, dove la priorità è la velocità assoluta e la tecnologia ad alte prestazioni. È un’alternativa per chi vuole un 70 piedi “da adrenalina”, ma non è sovrapponibile alla missione GT75, che punta su volumi e vivibilità senza rinunciare alla sportività.
In sintesi: il GT75 si posiziona come GT “abitabile”, cioè un modello che non sacrifica l’esperienza a bordo in nome della performance pura, ma mantiene numeri credibili per trasferimenti rapidi e una guida moderna e controllabile.
Immagini extra


Risultati, riconoscimenti e presenza alle fiere
Debutto e attenzione mediatica
Il GT75 ha debuttato al Cannes Yachting Festival 2024 come nuova ammiraglia Pardo, attirando attenzione per la capacità di scalare l’identità del marchio su una piattaforma più grande e più complessa. L’interesse è stato alimentato anche da prove in mare e recensioni internazionali, che ne hanno sottolineato la combinazione tra estetica, facilità di manovra e comfort di crociera.
European Powerboat of the Year 2025: candidatura, non vittoria
Il cantiere ha comunicato la selezione/candidatura del GT75 per l’European Powerboat of the Year 2025 nella categoria 18–24 m. È un segnale di riconoscibilità del progetto; è però corretto ricordare che, per l’edizione 2025, il vincitore della categoria “up to 24 m” è stato indicato in Cranchi Sessantadue 62.
Prospettive future: il GT75 come ponte verso la prossima generazione Pardo
Il GT75 è interessante non solo per ciò che offre oggi, ma per ciò che anticipa: layout sempre più modulari, outdoor engineering da superyacht (beach club, terrazze laterali), e una piattaforma che guarda alla ibridazione come evoluzione naturale. In prospettiva, il modello suggerisce una direzione chiara del cantiere: mantenere un linguaggio estetico forte, ma farlo crescere su barche più grandi senza perdere l’assetto “facile” e la gestione semplificata che hanno reso Pardo un nome desiderabile nel mercato internazionale.
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Conclusioni: a chi “serve” davvero un Pardo GT75
Il Pardo GT75 è uno yacht per chi vuole un 23 metri che sappia essere tre cose contemporaneamente: prestazionale (planata composta, velocità credibili), abitabile (volumi e layout da yacht superiore) e governabile (IPS tripla, logiche integrate, manovrabilità moderna). La sua qualità più rara è la coerenza: ogni scelta progettuale — dalla sovrastruttura bassa alla trasformabilità della poppa, fino alla flessibilità galley/cabine — risponde a una missione d’uso concreta, spiegabile e verificabile.
In un mercato dove molti 75 piedi sono o “salotti galleggianti” poco dinamici o “bolidi” poco vivibili, il GT75 prova a stare nel mezzo con intelligenza: una gran turismo del mare nel senso tecnico del termine, capace di far viaggiare veloce e bene, ma anche di fermarsi in rada e diventare una vera casa sull’acqua.



