La geopolitica e le vacanze in barca: un mare in bilico

La geopolitica ha trasformato il modo in cui si naviga in mare. Da un’esperienza di vita a bordo della propria barca, a un’alternativa sempre più costosa e limitata, il Mediterraneo si è trasformato in un’area in cui le decisioni di governi e potenze influenzano direttamente la vita dei diportisti. Franco Pivoli, ex velista olimpionico e storico collaboratore del Giornale della Vela, racconta come le guerre, le sanzioni e le crisi economiche hanno modificato i costi, le rotte e la disponibilità dei porti, rendendo le vacanze in barca un’esperienza sempre più complessa.

Le conseguenze delle guerre e delle sanzioni

La guerra in Ucraina ha avuto effetti diretti sul mercato delle barche. Le sanzioni europee hanno congelato le proprietà riconducibili a cittadini russi, inclusi yacht e imbarcazioni. Alcuni yacht sono stati sequestrati o sottoposti a restrizioni, mentre altri si sono riversati in Turchia, causando un aumento esponenziale dei prezzi dei porti turistici. A Trieste, ad esempio, è stato sequestrato il gigantesco yacht di Abramovich, un evento che ha reso i porti turchi affollati e i prezzi inaccessibili. Per un diportista come Pivoli, che naviga tranquillamente per il Mediterraneo, questa situazione ha portato a un aumento dei costi di ormeggio e a un cambio di rotta.

La guerra tra Israele e Hamas ha avuto conseguenze dirette anche in Grecia. La presenza di militari israeliani in Creta ha causato proteste e manifestazioni, portando a un spostamento di destinazioni verso Rodi. La Nuova Marina, un porto di Rodi, è stata acquistata da investitori israeliani, anche se le informazioni sull’operazione non sono del tutto chiare. La mareggiata del 2025 ha danneggiato la diga foranea, causando il naufragio di cinque barche e un’ondata di investimenti israeliani. Il porto comunale di Mandraki, che ospitava il leggendario Colosso di Rodi, è diventato impraticabile, costringendo i diportisti a rivolgersi a costi più elevati.

La guerra lontana e i suoi effetti

Non solo le guerre in Europa e nel Medio Oriente hanno modificato il mercato dei porti, ma anche gli interventi militari degli Stati Uniti contro l’Iran hanno avuto effetti sul prezzo del gasolio. Il costo del carburante è aumentato da 1,80 a 2,40 euro al litro, causando un incremento dei costi per i diportisti. Anche il noleggio di motorini e automobili è salito, rendendo la vita in mare sempre più onerosa. La guerra, a migliaia di chilometri di distanza, arriva puntualmente a presentare il conto.

Il Mar Rosso, che un tempo era una destinazione ideale per le vacanze in barca, è diventato impraticabile per una navigazione tranquilla. I Caraibi, pur essendo un’alternativa, presentano sfide proprie: lasciare la barca per nove mesi esposta al sole e al vento può causare danni irreparabili. La domanda che si pone ogni diportista è: dove andare? La geopolitica ha reso il mare un’area in bilico, dove le decisioni di governi e potenze influenzano direttamente la vita di chi naviga. Per Pivoli, che vive a bordo del suo Grand Soleil 45 Ulisse, questa situazione ha reso la vita in mare sempre più complessa, ma non ha mai smesso di amare il mare.

La vita in mare non è più solo una questione di vento e condizioni meteorologiche, ma anche di geopolitica.

La geopolitica ha reso il mare un’area in bilico, dove le decisioni di governi e potenze influenzano direttamente la vita di chi naviga.